Orgoglio e pregiudizio

di Jane Austen (Mondadori)

E’ cosa ormai risaputa che a uno scapolo in possesso di un’ingente fortuna manchi soltanto una moglie.

Figlia di un pastore dello Hampshire, Jane Austen nasce nel 1775 e muore poco più che quarantenne, senza sposarsi e intrattenendo spesso un fitto carteggio con la sorella Cassandra, la quale distruggerà le lettere rendendo impossibile la ricostruzione di un ritratto preciso della scrittrice.

I suoi romanzi, divenuti classici della letteratura, restituiscono comunque l’impressione di un elegante anticonformismo e di una sottile ironia, rivolta soprattutto alle convenzioni della borghesia inglese settecentesca e agli stereotipi culturali dell’epoca.

Pubblicato nel 1813 dopo una prima stesura con il titolo di First impression, Pride and prejudice, Orgoglio e pregiudizio, è forse la più famosa e discussa tra le opere della scrittrice inglese, quella dove sicuramente ella gioca meglio, sovrapponendo lo scenario romantico al ritratto della media e alta borghesia con la sua boria, i suoi conflitti di interesse, gli stratagemmi ipocriti e le corse al potere. L’incipit stesso del romanzo, riportato qui sopra, dimostra chiaramente l’ambizione delle ragazze dell’epoca verso un buon matrimonio, spesso sostenute, se non obbligate, dai genitori, desiderosi di collocare le figlie e di non disperdere, ma moltiplicare, le eventuali eredità.

Tutto questo è ciò che accade, o che dovrebbe accadere, alla famiglia Bennet, le cui cinque figlie vanno avvicinandosi in rapida successione all’età da marito e, se possono contare su di un padre distratto ma sufficientemente ragionevole, trovano dall’altra parte una madre frivola e vanitosa, incapace di dare loro una direzione da seguire per costruirsi un futuro. In quest’atmosfera poco edificante, tra feste da ballo e passeggiate, si distinguono la primogenita Jane, desiderosa di crearsi una famiglia e seriamente innamorata del gentiluomo Bingley, e la sorella minore Elizabeth, forse non bellissima ma attraente e soprattutto intellettualmente brillante, oltre che totalmente, e apertamente, contraria sia alle convenzioni sociali che alle decisioni di convenienza. Tanto da arrivare persino a rifiutare una proposta di matrimonio, ed a scandalizzare l’alta società con il suo comportamento anticonformista e la sua satira acuminata.

Infatti, quando sulla scena compare il ricchissimo, misterioso e arrogante Darcy, punto di partenza e di arrivo di una serie di relazioni e situazioni intriganti e pericolose, Elizabeth non ha riguardi nel dimostrargli apertamente tutta la sua antipatia e disapprovazione, tanto a lui stesso quanto nei confronti della sua elevatissima estrazione sociale.

A questo punto verrebbe naturale prendere le parti della coraggiosa fanciulla, ma non lasciamoci trarre troppo in inganno dal suo spirito ribelle, poiché il meccanismo di orgoglio e pregiudizio, appunto, che scatta tra i due protagonisti, è reciproco. Entrambi portano in sè i preconcetti dettati dalla differenza di classe sociale, ed entrambi si sentono forti, se non eroici, nella posizione che il destino ha riservato loro. Anzi, ci renderemo infine conto, e se renderà conto anche Elizabeth, che, se lei dimostra onestà e trasparenza ineccepibili, e una lodevole solidarietà verso Jane, Darcy cela dietro un comportamento volutamente presuntuoso una logica ferrea, esatta e determinata, e un intuito capace di cogliere le più occulte situazioni ingannevoli, e di trovare la giusta, per quanto apparentemente drastica, soluzione.

Il lieto fine conclusivo, inevitabile, non toglie brillantezza al romanzo, ricco di colpi di scena, di romanticismo e di divertente ironia. E le varie versioni cinematografiche, a mio parere, nascondono a chi non conosce questo capolavoro la maggior parte di quei dettagli letterari che lo rendono affascinante.

Advertisements

Comments are closed.