Il bastone dei miracoli

di Salvatore Niffoi (Adelphi)

Tutti sembrano potenti, poi sono tutti dei miserabili e degli infelici che non sanno affrontare il mestiere di vivere come Dio vorrebbe, con senso di responsabilità.

Possiede la bellezza antica e misteriosa della leggenda, Il bastone dei miracoli, sesto romanzo del narratore/cantastorie sardo Salvatore Niffoi che, con la sua scrittura rocciosa, rovente, dalle atmosfere piacevolmente arcaiche, ci racconta una storia di passione e di saggezza, dove il mito e la realtà, le visioni del passato e le tentazioni del futuro sembrano fondersi in un percorso concentrico, con il fascino del poema epico e la spettacolarità del thriller.

Tutto ha inizio nel momento in cui, sentendo la morte farsi sempre più prossima, Licurgo Caminera, contadino, forte dei valori dell’anarchia più pura, intesa come rifiuto del potere e rispetto della libertà, e appassionato amante della letteratura, chiama attorno a sé i sei figli sopravvissuti dei dodici concepiti, per consegnare loro il suo testamento.

Portatori, per scelta del padre, dei nomi più significativi della mitologia classica, Ulisse, Achille, Ettore, Elena, Antigone e Penelope si trovano tra le mani come eredità, non oro né denaro, ma una busta in cui ognuno di loro troverà una parte di quel racconto che Licurgo ha segretamente scritto nel corso della sua lunga vita, e ora che tocca a loro ricomporre e condividere, perché così egli vuole essere ricordato. E perché essi, come gli eroi greci, comprendano che la saggezza è il lascito più prezioso.

Lo schiudersi delle buste rivela, con il pathos di un romanzo nel romanzo, la storia di Paulu Anzones, detto Muscadellu, anch’essa simile ad una tragedia classica, narrata con un ritmo incessante in cui si succedono l’amore, la gelosia, l’amicizia, la morte, il sangue e la violenza, e legata ad un miracoloso, o potremmo dire malefico, bastone, capace di regalare al suo detentore il dono della buona morte, ma anche l’allettante quanto rischiosa capacità di conquistare il potere.

In questo splendido labirinto narrativo dalle tinte gotiche, il senso del nascere, vivere e morire ritrova quella sacralità  che purtroppo oggi spesso dimentichiamo, ma che gli spetta di diritto, e la volontà ferrea di Licurgo ci ricorda come il destino sia il primo autore della nostra esistenza. Ma, se è vero che non possiamo piegarlo alla nostra volontà, abbiamo comunque la possibilità di sfidarlo e di trovare il coraggio di osare sempre.

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