L’antenato sotto il mare

di Pietro Spirito (Guanda)

Devo averlo già detto: ogni luogo in sé è neutro. Siamo noi che diamo significati e valenze agli spazi in cui si consuma la nostra storia.

Si dice che l’aspetto più bello del passato sia quella sua totale inconsistenza dovuta all’assoluta impossibilità di riviverlo, assoluta al punto da lasciarci persino il beneficio del dubbio che corrisponda a verità.

La storia, nonostante i nostri continui tentativi di conservarne la memoria, sfugge dai nostri ricordi come la sabbia di una clessidra, ed è naturale che noi, consci della nostra impermanenza, ci sentiamo persi nell’immensità dell’oblio, e che gli unici lacci con cui siamo legati al tempo perduto siano proprio le tracce lasciate da esso, non solo nei pensieri ma anche lungo le strade.

Compiendo un vero percorso di ricerca nei secoli passati, non solo onirico e fantasioso ma fisico e tangibile, Pietro Spirito si inoltra nel profondo del mare, e ci conduce, attraverso le avventure narrate ne L’antenato sotto il mare, nel mistero degli abissi, dove i relitti custoditi dalle acque testimoniano la realtà del passato, ma anche la temporaneità della natura umana, destinata a sgretolarsi e a decadere, qualsiasi ne siano le aspirazioni.

Con questa consapevolezza, che peraltro rappresenta il primo incentivo a “cogliere l’attimo”, come tema portante, l’autore passeggia per i fondali marini tra Grado, Trieste e la Croazia, regalandoci una serie di testimonianze storiche e di riflessioni personali, con una piacevole forma narrativa, tra il reportage e il racconto, sfiorando talvolta atmosfere gotiche e noir. Un po’ per l’incrocio di civiltà caratteristico del luogo, un po’ per la curiosità sia dello scrittore che dell’esploratore, i relitti presentati al nostro sguardo mostrano provenienze diverse, e si collocano lungo un’ampia curva temporale, lasciandoci intravedere e immaginare gli eventi, i mutamenti e quegli incontri tra destini spesso opposti che costruiscono la storia e danno un senso all’esistenza.

Partendo dai resti degli insediamenti romani, simbolo tanto del potere quanto della sua caducità, il viaggio subacqueo prosegue tra le ombre delle imbarcazioni affondate durante le ripetute battaglie navali che hanno segnato diverse epoche storiche, incontrando un’imbarcazione d’epoca precedente a Roma, una nave da guerra napoleonica, un’enorme nave passeggeri e persino un aereo militare americano, e poi ancora una macabra flotta di minisommergibili tedeschi, e una nave in disarmo dove in un incendio morì un ex marinaio salito a bordo per ragioni rimaste sconosciute, tanto da divenire una specie di mistero irrisolto, uno dei tanti che il mare ha in custodia.

Nel silenzio delle profondità marine, i relitti si trasformano sotto i nostri occhi in miraggi e visioni, si popolano di spiriti e fantasmi, ci permettono di sognare ma nello stesso tempo ci impongono di fermarci e di provare a rivivere quei momenti di cui sono stati testimoni. Perché è solo la ricerca del passato, dei suoi trionfi e delle sue tragedie, che ci permette di comprendere e di accogliere il nostro futuro.

Scrittore, giornalista ed esploratore degli abissi, Pietro Spirito è nato a Caserta e vive a Trieste. Ha pubblicato diversi romanzi, tra cui il finalista premio Strega Speravamo di più.

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