La ragazza di Vajont

di Tullio Avoledo (Einaudi)

I rumori della battaglia si avvicinano. La guerra è arrivata anche qui.

Non è una storia a lieto fine, ci avviserà l’autore a poche pagine dalla conclusione. Anzi, non ha nemmeno una vera fine, ed è forse questa una delle ragioni che la rende terrificante: la percezione dell’assenza, l’impossibilità della speranza, la mancanza di un destino. Perché nel momento in cui l’io narrante del bellissimo romanzo di Tullio Avoledo dal titolo La ragazza di Vajont ci sussurra sedetevi, ascoltate, il destino si è già compiuto. La tragedia, non priva di bellezza, si è consumata in tutte le sue innumerevoli, spaventose sfaccettature, e ne è rimasto uno scenario che potrebbe benissimo precedere il mondo incenerito e freddo di Corman McCarthy ne La strada.

L’amore e il cielo si vedono solo da lontano. Intorno a questa frase abbastanza spaventosa nasce, si evolve e finisce la storia di un amore vero, cercato, voluto, fortissimo e quindi impossibile, destinato fin dall’inizio a morire. Una storia di amore e di morte, struggente, spietata, e splendida. Il luogo è un’Italia di confine, dalle tinte invernali e lievemente fantascientifiche, un’atmosfera che ci ricorda Orwell e PKD, un’epoca indefinita in cui il presente è divenuto la negazione assoluta del passato e il futuro è semplicemente impensabile. E’ ancora in corso, nella sua fase terminale, una dittatura non definita ma che raccoglie in sé quanto di peggio è accaduto nei secoli passati, e le città hanno nomi reali ma sono irriconoscibili, rinchiuse in un oscuro paese che ha appena commesso un genocidio.

Del narratore, che ci chiede di a rimanere ad ascoltarlo, chiusi in una stanza gelida, sotto i colpi d una guerra ormai dichiarata, non conosceremo mai il nome. Sappiamo che era uno storico, un grandissimo conoscitore dei più orrendi segreti del nazismo, conoscenza che lo renderà doppiamente famoso come autore prima, e successivamente, ce ne renderemo conto con orrore, come suggeritore all’enigmatico Leader di un partito, il quale ripeterà, in maniera più assoluta e macabra, le gesta che resero famoso il III Reich.

Suggeritore dapprima inconsapevole, si lascia incantare dalla follia di un oscuro successo, e crea ufficialmente la distruzione programmata e voluta dall’ignoto tiranno al fine di ottenere, lo capiremo poco alla volta, un’Italia perfetta nel suo impeccabile nazionalismo. Poi, quando il regime creduto eterno inesorabilmente si sgretola, anche per lui arriva la resa dei conti: un periodo di carcere di cui sapremo poco e un’incessante, violenta terapia psicanalitica per rimuovere il ricordo di quelle azioni, o meglio di quei pensieri che portarono sia lui che l’intera nazione ad una specie di follia distruttrice, seguita dalla disperazione.

E’ proprio in questo deserto di desolazione che lo scrittore si innamora. Si innamora perdutamente di una ragazzina destinata all’eliminazione, perché figlia di padre straniero. A questo punto il racconto procede in un crescendo di desiderio e passione in cui lui, dobbiamo ammetterlo, fa di tutto per conquistarla, rischia tutto quanto ha da rischiare, perde tutto quanto possiede, mette in gioco il suo destino già segnato per un amore che non ha futuro e si ridurrà ad un ricordo da tenere stretto prima della fine ultima.

Nonostante l’inquietante atmosfera, l’amore vissuto dai due protagonisti è completo, totale, straziante nella sua purezza. Entrambi non rinunciano, nonostante il pericolo della loro scelta, e la reciprocità della passione diviene simile ad un sacrificio, dove ognuno dei due donerà all’altro qualcosa di intangibile quanto di eterno. E così, se lui prima di andare incontro al suo destino, riceve un amore intenso anche se non apertamente dichiarato, lei riceverà una possibilità, anche se non provata, di salvarsi dall’inferno che ormai incombe ovunque.

E se dalla ragazza di Vajont abbiamo imparato a vivere l’amore fino all’ultimo, anche quando non ci aspettiamo da esso l’eternità, dal narratore, demiurgo di un mondo in frantumi, impariamo che riscattarsi non è mai impossibile, nemmeno quando abbiamo seppellito la verità nel buio delle fosse comuni.

Nato nel 1957, lo scrittore friulano Tullio Avoledo è noto soprattutto per l’enorme successo ottenuto con L’elenco telefonico di Atlantide, un complicato e straordinario thriller gotico finanziario divenuto un caso letterario davvero unico.

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