Frammenti di un discorso amoroso

di Roland Barthes (Einaudi)

Nato nel 1915 in Normandia e morto in un incidente stradale a Parigi nel 1980, Roland Barthes è stato un linguista, semiologo, saggista e critico letterario, tra i maggiori esponenti della nouvelle critique, considerato uno dei protagonisti più interessanti del mondo intellettuale francese degli anni 50-70. E’ autore di una grande quantità di saggi e riflessioni dove affronta il concetto della parola e del segno sotto ogni aspetto, compresi quello sociale e psicanalitico, spesso attraverso l’analisi critica dei testi di grandi autori, da Marx a Brecht, da Sade a Racine. Una sorta di ricerca estetica in cui la lettura, ma anche la scrittura, l’immagine, la fotografia, si rivelano gli strumenti ideali per scoprire l’inquietante bellezza dell’esistenza.

Pubblicato nel 1977, Frammenti di un discorso amoroso, una delle sue opere più note e più citate, non è un manuale per innamorati né un libro che parla “d’amore” nel senso in cui noi generalmente lo intendiamo. Strutturato appunto in frammenti, il discorso di Barthes è la scomposizione di quello che gli innamorati, indipendentemente dal sesso e dalle tendenze, dicono o vorrebbero dire, decostruito in 80 figure caratteristiche del sentimento romantico, da abbraccio ad angoscia, da esilio a gelosia, da lettera a ricordo e così via, riordinate in ordine alfabetico sotto forma di saggio. In questo insolito dizionario, la cui lettura può essere effettuata casualmente data la natura casuale in cui le situazioni si manifestano nel contesto amoroso, l’autore, trasformandosi nella voce di ogni innamorato, passa da un soggetto all’altro senza un criterio prestabilito, con una serie di annotazioni di lunghezza variabile: riferimenti taoisti e zen, introspezioni psicanalitiche, citazioni della filosofia classica e della letteratura romantica, conversazioni, ricordi intimi e note autobiografiche. Ciò che traspare da questa “semiologia” dell’amore sono la somiglianza di questo contrastato sentimento con l’essenza della filosofia, poiché in entrambi la coerenza si scontra con il dubbio, e l’autoemarginazione di cui l’innamorato è vittima in quanto, come era accaduto al Werther goethiano, isolato dal mondo a causa del suo desiderio dell’altro, vive in una realtà allucinata e sconfinante nella follia.

Un desiderio che, oltretutto, rimarrà eternamente insoddisfatto, in quanto l’altro, l’amato, in realtà non esiste, ma è la sua assenza e la sua rievocazione a generare un’ossessiva bramosia che assume il valore di un sacrificio, di un annullarsi autodistruttivo nei confronti dell’oggetto desiderato, spesso ignaro di tutto questo. E anche l’innamorato simbolico di Barthes con il suo discorso non fa altro se non parlare a sé stesso, in un monologo dove le parole possiedono quella forza immensa che è propria solo dell’amore.

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