Scene dalla vita di un villaggio

di Amos Oz (Feltrinelli)

Benni Avni aprì il foglietto piegato, strappato via dal quaderno della cucina. Ci trovò scritte nella grafia pacata e tondeggiante di sua moglie, queste poche parole: Non preoccuparti per me.
Quelle parole lo lasciarono esterrefatto.

E non è l’unico, il sindaco Benni Avni, a rimanere esterrafatto, tra gli abitanti del

pittoresco villaggio israeliano di Tel Ilan, tra i luoghi più belli del paese, tanto che nei finesettimana è assediato dai turisti.

Splendido e tranquillo, immerso nella dolce bellezza della natura, Tel Ilan sembrerebbe il luogo ideale in cui vivere, ma in realtà il piccolo villaggio israeliano racchiude nel suo quieto fascino segreti inspiegabili e spaventosi.

I suoi stessi abitanti, contrassegnati dalle stranezze tipiche degli abitanti di un luogo “letterario”, sembrano nascondere un misterioso morbo, occulto, latente, pronto a rivelarsi nelle maniere più inattese, impossibile da prevenire e Amos Oz, che credo non abbia bisogno di alcuna presentazione, in questa raccolta di 7 racconti seguiti da un epilogo sospeso nel vuoto, si rivela come sempre un grande maestro nel fondere e confondere l’ansia del presente alla paura del passato.

E così, se la moglie del sindaco Benni Avni scompare nel nulla lasciando all’incredulo marito niente altro che un biglietto recapitato da un timido studente arabo, anche Ghideon, il giovane nipote della dottoressa Ghili Steiner, scomparità ancora prima di raggiungere il villaggio con l’ultimo autobus da Tel Aviv, come aveva promesso. Al contrario, nella casa e nella vita di Ariel Zelnik e di sua madre si insedia, con educata ostinazione, un inatteso, sconosciuto e strano visitatore di nome Wolff Maftzir, e all’improvviso, di fronte all’agente immobiliare Yossi Sasson, mentre passeggia tranquillamente nella serata estiva, compare un’inquietante donna in tenuta da alpinista, che lo fissa in silenzio con occhi ostili e feroci, per poi svanire senza lasciare tracce.

Una serie di eventi che, nella loro improbabile assurdità, sembrano nascondere storie oscure, vicende di amore, di follia, di vendetta e di morte,  inspiegabili e inspiegate anche dall’autore, il quale lascia ai lettori la completa responsabilità di interpretarne e giustificarne la stranezza, o semplicemente di accettarla in quanto parte di un passato colmo di paura e incertezza al punto da aver contaminato e occupato il presente. Un passato forse spaventoso, che appartiene agli abitanti di Tel Ilan e che riappare ancora, non solo nelle menti e nei ricordi, ma anche nelle stanze, nelle strade e negli oggetti, e nessuno sa se porti con sé la speranza o la minaccia.

Come per tutte le opere di Amos Oz, credo che l’esperienza della lettura sia tanto complicata quanto imperdibile.


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