Tolstoj è morto

di Vladimir Pozner (Adelphi)

Con voce rotta, soffocata dai singhiozzi, Gol’denvejzer annuncia: “E’ morto!”. Dal gruppetto si leva un grido. Gli uomini si scoprono il capo. Tutti piangono…

Il 7 novembre del 1910, giunto a 82 anni di età, Lev Tolstoj abbandona segretamente Jasnaja Poljana, dove risiede, e, accompagnato dalla figlia Aleksandra e dal dottor Makovickij, parte segretamente su di un treno di seconda classe. Il suo gesto, certamente inatteso, forse premeditato, e in parte contrario alla sua stessa natura di uomo avverso alle rivoluzioni della modernità, subisce però un tragico epilogo: colto da malore, il grande scrittore è costretto ad interrompere il suo viaggio nella piccola stazione di Astapovo, dove i tre fuggiaschi vengono ospitati dal capostazione.

Nel corso di poche ore la notizia si diffonde, e l’anonima stazione, sperduta nella periferia dell’impero russo, è presa d’assalto dai corrispondenti delle testate nazionali, dai fotografi e persino dai pochi cineoperatori dell’epoca, trasformando la fuga di Tolstoj in uno dei primi eventi mediatici della storia. Come potrebbe accadere ai nostri tempi, la folla si raduna davanti alla stazione di Astapovo, e tutti vogliono scoprire cosa sta accadendo all’autore di Guerra e Pace e Anna Karenina.

La fuga di Tolstoj dalla casa e dalla famiglia, e la sua morte giunta nel momento meno opportuno, quasi fosse stata anch’essa una scelta, sorpresero tutto il mondo, e diverranno in seguito il fantasioso tema di molti altri autori, dal suo primo biografo Romain Rolland, ai grandi autori del Novecento come Thomas Mann, Stephen Zweig, Rainer M. Rilke e George Orwell. La stampa, che diffuse la notizia in tutti i suoi dettagli, contribuì ad enfatizzarne la drammatica originalità, evidenziando i tratti più surreali e onirici della vicenda, e nei decenni successivi all’evento, i figli e i seguaci dello scrittore cercarono in qualche modo, spesso con spirito polemico e combattivo, di ricostruire la verità intorno alle ragioni dell’incognita fuga di Tolstoj.

Pubblicato la prima volta nel 1934, e oggi riproposto da Adelphi, Tolstoj è morto, l’opera di Vladimir Pozner, restituisce il fatto per quello che è realmente stato, spogliato da ogni ipotesi fantasiosa e allucinatoria. L’autore, semplicemente, presenta la cronaca precisa dell’accaduto con una sottigliezza di particolari maniacale, risultato dell’analisi di un’infinita serie di documenti, telegrammi, lettere, referti medici, stralci dei diari di Tolstoj e della moglie, saggi e opere letterarie, e di una tecnica narrativa chiara e immediata, capace di raccontare con nitidezza cinematografica la morte del grande scrittore.

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