La paura del cielo

di Fleur Jaeggy (Adelphi)

In ogni pensiero affettuoso si annida un pensiero assassino.

Scrittrice, traduttrice e saggista, amica di Ingeborg Bachman e Thomas Bernhard, Fleur Jaeggy, nata a Zurigo nel 1940, è considerata tra le maggiori autrici in lingua italiana. Il suo nome è legato soprattutto al romanzo I beati anni del castigo, Premio Bagutta 1990, che il poeta Iosif Brodskij ha definito indimenticabile.

I sette racconti riuniti nella raccolta La paura del cielo hanno un ritmo serrato, ossessivo, quasi a voler rendere percepibile il rumore del tempo che scorre e l’incombenza, inevitabile, del dramma finale. Le storie sono contrastate da un’angosciante normalità frammista ad un’atmosfera visionaria, allucinante, dove l’orrore non è mai del tutto palese ma sottinteso, come in un incubo.

La scrittura di Fleur Jaeggy è nitida, austera, costruita in frasi brevi e scolpite che danno alla narrazione la limpidezza e il realismo di un lavoro di incisione, esaltando quei dettagli che, apparentemente insignificanti, assumono un tono di oscurità e di terrore.

I protagonisti dei racconti sono individui comuni, spesso semplici, famiglie, fratelli, coppie di coniugi o di amiche, ma rivelano tratti ambigui, maniacali, talvolta persino perversi, trasformandosi in vittime inconsapevoli o volontari artefici di un destino in cui l’aspetto terrificante si manifesta lentamente, quasi in un effetto di dissolvenza, fino a divenire ovvia realtà. Come se l’assurdo, in fondo, non fosse altro se non una parte, e forse la più importante, della nostra stessa esistenza.

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