L’uomo della pianura

di Paolo Roversi (Mursia)

Tutto quello che devi tenere a mente è che niente accade mai per caso nel mondo del crimine.

Perché intraprendere la strada del crimine, del male, del delitto, non è mai un caso né uno scherzo del destino. E’ una scelta di vita, una vocazione, non diversa da quella di chi sceglie una carriera o un ruolo socialmente utile: è la graduale conquista di un potere a cui si giunge con la determinazione e l’ambizione.

In questo appassionante noir metropolitano, sulle tracce de L’uomo della pianura, un criminale tanto celebre e ammirato quanto spietato e temuto, si trova quasi casualmente il giornalista/hacker freelance Enrico Radeschi, alter ego letterario dello scrittore noir Paolo Roversi: come lui nato sul confine tra Lombardia ed Emilia, come lui importato in una Milano dura, caotica e violenta. Antieroe innato, Radeschi non è un vincente nel senso comune del termine: riceve poche soddisfazioni professionali, non possiede il sex appeal richiesto dell’alta società milanese, vive un rapporto di conflitto/nostalgia con il luogo d’origine, è un irriducibile romantico ma forse proprio per questo sfortunato in amore, e si ritrova spesso costretto a vivere avventure al limite del rischio per ragioni a volte indirette.

Leggendo questo romanzo, la quinta e forse la più drammatica tra le avventure di Enrico, ci rendiamo conto fin dall’inizio come il vero protagonista in assoluto non sia lui. Strutturato in due piani temporali e narrativi differenti, il romanzo prosegue da un lato con l’intrigo classicamente giallo in cui si addentra il giornalista, e  dall’altro con la storia, in prima persona, del vero, sia pur maledetto, eroe non solo del romanzo ma di tutta un’epoca: il genio del male, il serial killer infallibile, mitico, apparentemente invincibile, affascinante anche nel nome d’arte che si è scelto, Hurricane.

Che Hurricane abbia iniziato la sua carriera a causa di un errore altrui, poco importa. Il caso lo ha semplicemente favorito, trasformandolo in un personaggio crudele e terribile, ma altrettanto carismatico e attraente, capace di sedurre e incantare persino i lettori. Al punto da farci rimanere in ansia fino alla fine riguardo alla sua sorte, e al complicato intreccio tramite il quale, seguendo percorsi paralleli, ad un certo punto, dovrà incontrarsi, o meglio scontrarsi, con Enrico Radeschi.

Una storia che non posso raccontare, ma una cosa è da dire. L’avventura vissuta da Enrico, dal suo amico Diego, dalla sfortunata Delia e da tutti i personaggi che ruotano attorno a loro, non è a lieto fine, e si chiude con una malinconica, voluta incompiutezza, come una felicità intravista da lontano e subito dissolta. E, parallelamente, neanche la storia di Hurricane, l’incarnazione del male assoluto, ha un lieto fine. Hurricane non ha rimorsi, non ha rimpianti, non si dispiace mai delle sue azioni: quello che ha fatto ha fatto, e probabilmente lo rifarebbe.

Ma quello che è forse l’unico fallimento della sua vita, il mancato successo nel suo progetto di uscire per sempre di scena trasformandosi, appunto, nell’uomo della pianura, ha in sè la disperata tristezza dell’unica possibilità perduta per sempre.

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