Il ballo del conte d’Orgel

di Raymond Radiguet (Sellerio)

Madame d’Orgel si era illusa di poter imprimere liberamente alla sua predilezione per François il senso che voleva lei. Così come aveva combattuto meno il sentimento che non il timore di chiamarlo col suo vero nome.

Per quanto si dimostri forte e profondo, questo sentimento che Mahaut d’Orgel, la giovane moglie del Conte d’Orgel, prova nei confronti di François de Séryeuse, amico del marito e assiduo frequentatore del “salotto” aristocratico e mondano degli Orgel, rimarrà sospeso nell’aria e non si manifesterà mai apertamente, nello stesso modo in cui il magnifico ballo che dà il titolo al romanzo non avverrà sotto i nostri occhi di lettori, limitandosi ad essere un  semplice progetto.

Scritto da Raymond Radiguet poco prima di morire, infatti il ventenne scrittore amico di Cocteau, e già autore dell’acclamato e discusso Il diavolo in corpo, non sopravviverà fino alla stampa, Il ballo del conte d’Orgel rivela, oltre la bellezza drammatica del racconto, una dettagliata analisi psicologica dell’innamoramento in ogni sua fase. Sebbene, al contrario del precedente capolavoro di Radiguet, non vi siano elementi e scene esplicitamente erotici, il sentimento che, dopo l’immediatezza del primo sguardo, si instaura silenziosamente tra Mahaut e François, ha in sè l’irresistibile potenza dell’attrazione, il senso del proibito, la consapevolezza della possibilità, e la subdola, anche se non peccaminosa, arte della menzogna.

In realtà, Mahaut e il Conte d’Orgel sono una coppia apparentemente felice, ma che ha fatto di questa apparenza una piacevole abitudine, tanto da dare l’impressione di essere legati da un amore inattaccabile, e forse di crederlo loro stessi. Nel momento in cui François, incoraggiato peraltro dal conte, si avvicina a Mahaut, immediatamente divampa tra di loro la fiamma dell’amore ma. per dovere d’amicizia da parte di lui e coniugale da parte di lei, nessuno dei due oserà dichiararsi o andare oltre, almeno pubblicamente, alla leggerezza del sottinteso.

Una leggerezza che comunque non eviterà a François e Mahaut né la sorpresa, né lo smarrimento, né il completo stravolgersi della loro esistenza o, forse, il rendersi conto di una realtà che entrambi credevano di saper ignorare. Un romanzo splendido, scritto nella prosa volutamente essenziale di Radiguet, capace come sempre, nonostante la giovanissima età, di addentrarsi nei lati più oscuri del sentimento umano.

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