Il buio e il miele

di Giovanni Arpino (Baldini & Castoldi)

“Non è amore” disse. “E’ fedeltà, è fede, è credere e aspettare. Più altre cose. Chiamalo, chiamatelo come volete”.

Giovanni Arpino scrive il romanzo breve Il buio e il miele nel 1969, e con esso vince il Premio Campiello nel 1972. Da questo racconto disperato e passionale, struggente e romantico, ricco di poesia quanto di satira, verranno tratte due versioni cinematografiche, la prima interpretata da Vittorio Gassman, la seconda da Al Pacino. Al di là delle preferenze che si possano dimostrare per l’uno o l’altro attore, nessuna delle due riesce a rendere l’atmosfera ai limiti di tensione e sensualità, nè a trasmettere le emozioni fortissime dello scritto.

La storia si svolge nei 7 giorni di licenza dell’io narrante, un giovane militare incaricato di accompagnare l’ufficiale invalido Fausto G. da Torino a Napoli passando per Genova e Roma. Il ragazzo, a cui Fausto affibbia il soprannome di Ciccio, accetta senza conoscere la personalità del suo assistito, né immagina lontanamente l’avventura in cui si troverà coinvolto. Il 39enne Fausto non è un invalido di guerra, ma ha perso la vista e una mano nove anni prima in seguito allo scoppio accidentale di un ordigno esplosivo. Elegantissimo e raffinato, relativamente ricco, dotato di un fascino ambiguo, oscuro e carismatico, egli nasconde dietro un atteggiamento quasi nichilista, in parte innato e in parte causato della sua disgrazia, un carattere ferreo, orgoglioso, narcisista, a suo modo romantico, e riesce a stringere con Ciccio, che nel corso del viaggio impara a capirne le originalità, un’amicizia apparentemente fondata sui compromessi, ma in realtà sincera e leale.

Arrogante e provocatore di natura, sfrontatamente edonista, attratto dall’avventura e dalla trasgressione ma anche dalla bellezza, Fausto trascina il ragazzo in interminabili camminate alternate a lunghe soste nei locali notturni e nei caffè, lo obbliga a cercargli una donna consenziente, lo coinvolge in strane e complesse discussioni studiate per confondere e atterrire gli interlocutori, cosa che accade spesso sui treni, e a Roma in presenza di un parente sacerdote.

Culmine del viaggio, a Napoli, è il ritrovo “mondano” con Vincenzo, compagno di sventura di Fausto rimasto anch’esso cieco, e le quattro giovanissime amiche comuni, tra le quali Sara, che prova verso Fausto un affeto profondo, tenace e inattaccabile nonostante la differenza d’età, la distanza e l’ostentata ritrosia e indifferenza di lui. La festa notturna finale è in realtà il preludio ad un segreto accordo tra Fausto e Vincenzo, ma il destino stravolgerà completamente i loro piani, e addirittura trasformerà quello che doveva essere un viaggio verso la morte nel giusto traguardo della incorruttibile pazienza e coerenza di Sara.

E, come l’autore ricorda in chiusura, ancora non è morte lo spazio bianco che segue. Un classico impressionante e straordinario.

Giovanni Arpino nasce nella città attualmente croata di Pola, e successivamente vivrà in Piemonte. La sua scrittura si distingue per le frasi brevi, le descrizioni scolpite, le sottili allusioni ironiche. Nel 1964 vince il Premio Strega con il bellissimo romanzo All’ombra delle colline.

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