L’ereditiera veneziana

di Fulvio Tomizza (Bompiani)

Leggendo Fulvio Tomizza, lo scrittore nato nell’Istria che oggi è croata e vissuto a Trieste, ci rendiamo conto come sia stato talvolta attratto da sentimenti complessi e tormentati (come l’amore impossibile del best seller Franziska o la passione dal finale agghiacciante di Dal luogo del sequestro), oltre che dagli inevitabili e avvincenti intrighi della Storia.

Questa volta, con la romantica e tragica storia di Paolina Rubbi, L’ereditiera veneziana, egli non ci propone una creazione della sua fantasia, ma racconta con parole proprie l’opera che Giancarlo Rinaldi, economista, poligrafo, scrittore e intellettuale istriano, scrisse in memoria della moglie, deceduta a soli due anni dal matrimonio. Un libro antico e rarissimo, capitato tra le mani di Fulvio Tomizza il quale, inevitabilmente, si lascia sedurre sia dalla personalità dell’intraprendente signora veneziana sia dalla romantica atmosfera settecentesca in cui lei e il marito vissero, e che egli ci narra con la sua scrittura intensa e trascinante, frammista a qualche citazione dall’originale e con una lieve e voluta sfumatura arcaica.

Bella e seducente quanto intraprendente e determinata, Paolina Rubbi sopravviverà fino a 25 anni, per poi soccombere ad un misterioso morbo (forse una strana forma di tubercolosi) che in pochi anni stermina tutta la sua famiglia, ma riesce a vivere ogni istante in maniera estrema e profonda. Dotata di un’intelligenza acuta e vivace e di un’innato spirito imprenditoriale, ella si dimostra in grado di gestire magnificamente l’eredità di famiglia, dalle aziende, agli immobili, al patrimonio, nei pochi anni in cui ne può godere, senza tralasciare, con i dovuti limiti, la vita mondana e la presenza in società.

Prevedibilmente, la bella ereditiera riceve subito le attenzioni dei giovani veneziani, alcuni con nobili intenzioni, altri semplicemente in cerca di una sistemazione, ma si dimostra abile anche questa volta, organizzando una vera e propria selezione che determina l’eliminazione della maggior parte dei concorrenti. Poi, quando alla fine, si lascia convincere a prendere in considerazione un temerario pretendente “fuori concorso”, che ha osato addirittura (per quanto non lo ammetterà mai completamente) inventarsi una doppia identità attirando l’attenzione sulle prime lettere d’amore, ormai dentro di sé ella si è già lasciata sedurre dal fascino discreto ma audace di lui. Un corteggiamento che non può terminare se non nel matrimonio, e nella completa armonia tra Paolina e Giancarlo, una coppia vivace e brillante nonostante i pochi anni da trascorrere insieme che il destino ha riservato loro.

Non mi soffermo sulle diatribe famigliari, che occupano gran parte della storia, sulle sofferenze che precedono la morte di Paolina, o sul disorientamento sentimentale del marito rimasto solo. La bellezza di questo racconto, oltre che nel ritratto dei due singolari protagonisti, si trova nella magia dell’epoca e del luogo: il Settecento veneziano, con le sue ville e i suoi giardini, le feste e i balli, i viaggi in carrozza e in gondola, i romantici paesaggi impressionisti, e il Carnevale, nella sua grazia innocente, poetica e maliziosa. Da non perdere.

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