Un uomo solo

di Christopher Isherwood (Adelphi)

E’ strano, e anche abbastanza sconcertante, che certi capolavori della letteratura, dimenticati da molti e sconosciuti a tanti, ritornino tra i best sellers nel momento in cui a qualcuno viene l’idea di trasferirli sullo schermo. Senza aver nulla da ridire sulla recente opera di Tom Ford credo fermamente che, come accade per ogni trasposizione cinematografica, anche A Single Man non possieda nè il fascino nè la complessa profondità introspettiva e sentimentale del celebre romanzo di Christopher Isherwood, uno scrittore che indubbiamente meritava di essere conosciuto e letto molto prima di vederne ridurre l’opera in un’ora e mezza di proiezione, con tutte le interpretazioni discutibili del caso.

Comunque sia, il romanzo, edito precedentemente da Guanda, è stato ripubblicato da Adelphi proprio in occasione del suo ritorno in classifica, offrendo una nuova possibilità di lettura a chi non lo avesse mai fatto prima.

Sostanzialmente, Un uomo solo è un romanzo sui grandi e insondabili misteri della morte e dell’amore, e la cornice di “sogno americano”, di guerra fredda, di embargo e di cortina di ferro costruisce l’ambiente e, in parte, dimostra i pregiudizi dell’epoca in tutta la loro assurdità, quasi sadica ai nostri occhi abituati alla trasgressione. Dedicato all’amico Gore Vidal, il romanzo si ispira alla relazione sentimentale di Isherwood con l’artista Don Bachardy, con il quale visse dagli anni Cinquanta fino alla morte.

Le ventiquattro ore trascorse, pagina dopo pagina, da George, docente universitario piacevolmente intellettuale ed elegantemente narcisista, si svolgono sotto il peso opprimente di una disperazione interiore, celata e distruttiva: la consapevolezza, fin dal risveglio, dell’assenza assoluta di Jim, compagno, convivente e amante, morto in un incidente d’auto. Un’assenza incolmabile, una solitudine dolorosa e struggente che si traduce nel lungo monologo interiore di George, e nei suoi, consapevolmente e forse volutamente inutili, tentativi di rendere più lieve, se non il vuoto, almeno lo scorrere del tempo.

In una dimensione medio/borghese, tipicamente americana, da famiglia solo apparentemente perfetta, seguiamo George passo per passo durante una delle sue “solite” giornate, la visita al campus, la lezione e il rapporto con gli studenti, la visita in ospedale all’amica e rivale in amore Doris, ormai ridotta in fin di vita, i piaceri del corpo, lo sport, la sauna, la cena a casa dell’altra amica Charlotte, a sua volta disperata perché abbandonata dal marito, e il bagno notturno, forse simbolico, nelle onde del Pacifico in compagnia di uno studente un po’ troppo brillante.

Una serie di azioni semplici e quasi insignificanti se spogliate dal contesto, elementi di una quotidianità ripetitiva e priva di elevazioni spirituali, ma che appaiono  completamente stravolte dal senso della morte e dell’abbandono percepibili in ogni gesto e parola di George, al di là della connotazione sociale in cui l’essere gay viene considerata una colpa e un disonore.

Ma, a differenza di altre opere letterarie che hanno affrontato l’omosessualità, con Un uomo solo, Christopher Isherwood è riuscito a trascendere completamente le barriere della sessualità, e a svelarci, quasi con crudeltà voyeristica, l’effetto lacerante della morte di una persona amata,  una frantumazione spirituale irreparabile, della quale tutti, al di là di deviazioni e tendenze, siamo preda. Un capolavoro.

Christopher Isherwood nasce in Inghilterra nel 1904. Studente, incontra W.H. Auden, che diventerà suo amante, amico e compagno nei lunghi viaggi in Cina e America. Celebre è il loro diario di viaggio nella Cina in guerra, una sorta di reportage ironico e drammaticamente divertente, pubblicato in Italia da Adelphi con il titolo di Viaggio in una guerra. Elementi portanti della vita di Isherwood sono la tragressione sessuale sicuramente, ma anche il buddhismo, e le intrecciate amicizie con altri grandi nomi della letteratura: Forster, Maugham, Mann, Huxley, Virginia Woolf. La relazione con Dom Bachardy inizia nel 1953, e proseguirà fino alla morte di Isherwood, avvenuta in California nel 1986.

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