Se una notte d’inverno un viaggiatore

di Italo Calvino (Mondadori) – Marzo 2010

Se una notte d’inverno un viaggiatore, fuori dall’abitato di Malbork, sporgendosi dalla costa scoscesa senza temere il vento e la vertigine, guarda in basso dove l’ombra s’addensa in una rete di linee che s’allacciano, in una rete di linee che s’intersecano sul tappeto di foglie illuminato dalla luna intorno a una fossa vuota – “Quale storia attende laggiù la fine?” chiede, ansioso d’ascoltare il racconto.

Italo Calvino scrisse questo sorprendente capolavoro nel 1979, dopo sei anni di silenzio e dopo avere vissuto stabilmente e per lungo tempo a Parigi, totalmente immerso nel mondo dello strutturalismo letterario, e accanto ad autori come Roland Barthes e Raymond Queaneau. E infatti, quasi come fosse una sorta di laboratorio sperimentale, un ampliamento fino all’esasperazione degli Esercizi di stile, si apre e si espande in un labirintico gioco oscillante tra il divertente e il drammatico, il romanzo a incastri Se una notte d’inverno un viaggiatore, in cui il grande scrittore, più che offrirci la semplice trama di un romanzo, si addentra nei meccanismi complicati e oscuri che costituiscono la stesura e la scrittura di esso, osservati, smontati e ricostruiti da punti di vista eterogenei e differenti.

La reazione a catena dalla quale si sviluppa l’intera opera, parte da un anonimo lettore che, acquistata una copia del nuovo romanzo di Italo Calvino, vi scopre un errore di tipografia per cui il volume contiene solo il primo capitolo in continua successione. Desideroso di conoscerne il seguito, e nel contempo di conquistare il cuore di Ludmilla, la lettrice che condividerà con lui le disavventure tecniche del mondo editoriale, il lettore si addentra in una serie di storie concentriche/parallele dove ogni volta, per caso, per errore o volutamente, gli verrà consegnato sempre un romanzo sbagliato di cui, per ragioni intricate e mai uguali, non riuscirà mai a proseguire oltre il primo capitolo.

Viaggiando ininterrottamente da una storia all’altra, seguendo o precedendo le tracce della bella Ludmilla e della sorella Lotaria, fanatica studiosa dei processi narrativi, il Lettore, di cui non conosceremo mai il nome, viene catturato nella rete di scrittura/traduzione/editing/stampa, spezzando quel filo sottile che divide chi legge da chi scrive, e ritrovandosi a cercare disperatamente dieci romanzi introvabili, firmati da autori di paesi e lingue differenti (e talvolta immaginari), i cui titoli compongono essi stessi l’incipit di un romanzo. Tra i dieci incompletabili “romanzi nel romanzo”, alternati ai capitoli dell’effettivo romanzo/cornice, gli anelli di congiunzione sono Ermes Marana, traduttore avventuriero e trafficante di manoscritti senza fissa dimora, e l’autore di best sellers Silas Flannery, introspettivo, wertheriano e malinconico io narrante di un breve tratto, innamorato di una misteriosa lettrice osservata da lontano, l’unico che avrà modo di conoscere tutti i personaggi transitati nelle storie parallele.

Da grande narratore che è, Italo Calvino ci accompagna, come dentro un’avventura, nel mondo inverosimile e spesso “truccato” della scrittura, rivelando nel contempo l’impossibilità di riconoscere la verità all’interno di essa, e per raggiungere tale risultato, arriva a scrivere un vero e proprio “primo capitolo” di dieci romanzi pensati come opere di autori completamente diversi sia tra di loro che da sè stesso. Protagonista indiscusso dell’opera resta comunque il Lettore, la cui storia ci viene presentata nella particolare costruzione in II persona singolare, che, se alla fine riuscirà a conquistare e a sposare Ludmilla, non arriverà comunque mai a leggere l’ultima pagina.

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