Il diavolo in corpo

di Raymond Radiguet (Einaudi)

Leggevamo insieme al chiarore del fuoco. Spesso lei vi gettava le lettere che il marito le mandava tutti i giorni dal fronte. Si facevano preoccupate e si capiva che quelle di Marthe diventavano sempre meno tenere e sempre più rare. Le guardavo mentre bruciavano con un certo malessere. Per un secondo facevano aumentare la fiamma e io avevo paura, tutto sommato, di vedere con più chiarezza.

Nell’esteso panorama della letteratura francese, Raymond Radiguet, nato nel 1903, figlio dell’artista satirico Maurice Radiguet, rappresenta un caso molto particolare. Di carattere solitario e riservato, abbandona gli studi a causa della guerra, e sceglie volontariamente di non riprenderli, dedicando tutto il suo tempo alla lettura. All’età di quindici anni inizia a scrivere ed a frequentare i circoli e le riviste di avanguardia, incontrando Jean Cocteau che, entusiasta di lui, lo incoraggia e lo introduce nell’ambiente letterario francese. Dopo la raccolta di poesie Le joues en feu, Raymond raggiunge il successo con il romanzo Le diable au corp, dove probabilmente traspare l’esperienza autobiografica di una relazione sentimentale vissuta con una donna di età maggiore. Nell’autunno del 1923 termina il suo secondo romanzo, Le bal du comte d’Orgel. Morirà a dicembre dello stesso anno.

Il romanzo d’esordio di Raymond Radiguet, Il diavolo in corpo, nella sua ambiguità di innocenza e provocazione, sollevò reazioni scandalistiche, ma il suo enorme successo lo rese un classico della narrativa novecentesca, e uno storico esempio di letteratura erotica. In verità, dietro alla fortissima tensione passionale che traspare da tutte le pagine, la relazione erotico/sentimentale tra il sedicenne Francois, io narrante e alter ego dell’autore, e la giovane sposa Marthe è la storia di un amore impossibile, tormentato e dal tragico finale.

Francois conosce Marthe casualmente, durante una passeggiata in compagnia di altre persone, lui è un liceale romantico e sognatore, lei ha qualche anno in più e un marito assente perché impegnato sul campo di battaglia: una storia di coppia della quale, in fondo, non è soddisfatta né convinta. L’affinità tra Francois e Marthe si rivela immediatamente, traducendosi in una successiva serie di incontri furtivi in cui l’intimità naturale dell’amicizia si fa lentamente strada nei labirinti della reciproca seduzione, ma sembra rimanere latente, sospesa nell’aria, congelata dalle contraddizioni dell’amore tra un giovane non ancora consapevole della propria carica erotica, e una donna ancora ingenua e insicura pur nella presunta esperienza di sposa. Francois è lacerato dalla frenesia del desiderio e dalla disillusione di una relazione priva di futuro, destinata a interrompersi con il ritorno del marito di Marthe, è convinto del proprio sentimento ma teme la noia o il timore da parte di lei, vive l’impulso della prima volta ma nel contempo ne ha paura.

Sarà invece lei, con studiata inconsapevolezza, a far scattare la passione irrefrenabile di entrambi, invitando l’amante, fradicio dopo una corsa sotto la pioggia, a spogliarsi, con l’attenuante di un riguardo apparentemente materno, scatenando un erotismo intenso, bruciante, frammentato ora dall’angoscia e dalla tristezza, ora da un entusiasmo quasi folle.

Un sentimento assurdo e fragile, ma splendido proprio per la sua impossibilità, il cui finale, tragico e sorprendente, racchiude in sè tutto il significato, paradossale ma vero, di eternità.

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