Le cose che non ho detto

COSE-CHE-NON-HO-DETTOdi Azar Nafisi (Adelphi)

Molto prima di scoprire come un regime dispotico possa imporre una nuova immagine all’individuo e rubargli la sua vera identità, la sua idea di sè io l’avevo già vissuto all’interno della mia famiglia.

Sono davvero tante le cose che Azar Nafisi, 54 anni, scrittrice e intellettuale iraniana, docente universitaria di letteratura inglese negli USA e autrice del bellissimo bestseller Leggere Lolita a Teheran, non ha detto. Così tante, da ripercorrere gli anni drammatici della storia di un paese splendido e tormentato: la contestazione della sinistra popolare verso lo scià, la modernizzazione, la rivoluzione degli ayatollah, l’ascesa al potere di Khomeini, l’instaurarsi del regime integralista islamico e la repressione che ad esso consegue.

Accanto a questi eventi storici, scorre parallelo il racconto autobiografico della scrittrice, un diario di memorie personali di sè stessa e della propria famiglia che, con le sue rivalità, le gelosie e le piccole vendette, si trasforma nello specchio di una società oppressa dai contrasti, vittima e complice al contempo.

Azar Nafisi scava nella propria memoria e non nasconde nulla, nè a sè stessa nè ai lettori, di quanto è accaduto nella sua famiglia e nel suo paese. Emergono sopra alle altre le figure del padre, per un certo tempo sindaco di Teheran, che le ha trasmessa la passione per la letteratura e la cultura persiana, traditore della moglie non per diletto ma per mancanza d’amore, unito alla figlia da un legame forte e cospiratorio. Contrapposta è l’immagine della madre, resa dispotica dall’insoddisfazione e vedova di un primo matrimonio continuamente rimpianto, tanto che il suo periodo migliore coinciderà con la propria elezione in parlamento e l’incarcerazione del secondo marito.

La scrittrice sfugge a questo clima doppiamente difficile durante gli studi svolti in Inghilterra, ma quando ritorna in patria sono in atto le proteste contro il governo degli scià, e la situazione confusa favorirà il piano di Khomeini, che vedrà realizzarsi il sogno della Repubblica Islamica. Espulsa dall’università di Teheran, dove lavora come assistente, per essersi rifiutata di indossare il velo, Azar Nafisi lascia definitivamente l’Iran nel 1981, e ci rivela come, a volte, siamo costretti a costruirci una “casa immaginaria” dove rifugiarci, immune da pregiudizi, tirannie e distinzioni. Ma, nonostante le esplosioni di violenza estreme e ingiustificate, il ferreo regime dell’Iran non ha ancora cancellato la forza dell’opposizione.

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