Racconti di montagna

montagnaa cura di Davide Longo (Einaudi)

Davide Longo, curatore di questa straordinaria antologia di brevi racconti, è egli stesso un autore insolito, potremmo dire anomalo. Scrittore, sceneggiatore, insegnante, musicista, è nato in una cittadina piemontese, dove tuttora risiede, e nella vita ha svolto le professioni più differenti prima di vincere il Premio Grinzane Cavour con il noir etnostorico Un mattino a Irgalem. Riuniti in questa bella raccolta edita da Einaudi, i Racconti di montagna scelti da Davide Longo riescono ad oltrepassare di molto le avventure alpinistiche e la classica narrativa dove la montagna è paesaggio, e arrivano a stravolgere l’equilibrio dell’esistenza stessa, collocandola su vie erte, su sentieri scoscesi, su pareti ripide, dove procedere è difficile e rischioso e ogni decisione implica una serie di riflessioni e di scelte al pari di un gioco d’azzardo.

Gli autori presenti nella raccolta (tutti uomini, non so se volutamente o per caso) appartengono ad un ampissimo raggio sia temporale che intellettuale, che non include comunque alpinisti storici e rinomati quali Messner o Bonatti ma, al contrario, nomi che non avremmo immaginato nel contesto montano, come Petrarca o Nabokov, Maupassant o Hesse.

La particolarità dei racconti selezionati da Davide Longo sta nella presenza stessa della montagna che, con il suo alternarsi di abissi, guglie di ghiaccio e pareti a strapiombo, con l’insondabile silenzio della neve e l’attrazione irresistibile, ma insidiosa e a volte fatale, delle sue rocce protese verso il cielo, non si limita alla funzione di sfondo paesaggistico, ma assume ogni volta un ruolo di testimone, o addirittura di strumento, al compiersi del destino, al materializzarsi di sentimenti forti e laceranti, amore e odio, vendetta e gelosia, nostalgia e rimpianto, all’incombere della morte.

Unica narrazione dallo stile vagamente tecnico è quella di Jon Krakauer, ma il suo elenco di vittime immolate sul K2 possiede un senso di resa giustizia nei confronti della sacra inviolabilità della montagna più ambita del mondo. Primo Levi racconta la bellezza dell’incoscienza giovanile, incurante del rischio e della paura, Donald Barthelme affronta una surreale e simbolica montagna di vetro posta all’incrocio tra due strade metropolitane, Bruce Chatwin, viaggiatore per vocazione, passeggia tra monasteri e bandiere di preghiera sui gelidi sentieri dell’Himalaya, Fosco Maraini racconta un tempo passato in cui le vie della montagna erano solitarie e selvagge. E ancora, per Maupassant la solitudine dell’inverno di alta quota trasforma la tranquillità di Ulrich in follia, per John Berger l’isolamento eremitico degli alpeggi è l’idilliaca cornice alla strana, quasi oscura, relazione tra Marius e Danielle, per Nabokov un’elegante stazione sciistica assiste ad un’allucinata lotta tra l’angelo corteggiatore di Isabelle e il suo rivale umano, per Axtaga, terribile, le altissime quote del Nepal renderanno giustizia all’amore tradito di Matthew, divenendo silenziose testimoni della sua inesorabile e agghiacciante vendetta.

Questi sono solo alcuni tra i Racconti di montagna, storie che si infrangono contro rocce alte migliaia di metri, che precipitano lungo i dirupi come gli sfortunati conquistatori del K2, storie dove la montagna, come afferma Davide Longo, è una presenza, non un paesaggio, e obbliga i protagonisti a vivere in quella sua dimensione di aria rarefatta, di ghiaccio e di fuoco, di vuoto incombente, ricordandoci che il tempo esiste, ma non segue il nostro ritmo.

Advertisements

Comments are closed.