Manuale di investigazione

berrydi Jedediah Berry (Adelphi)

Romanzo onirico, noir cyberpunk, giallo filosofico, racconto allucinante: le definizioni per l’opera d’esordio dello scrittore Jedediah Berry, di età indefinita, nato nello stato di New York e residente in Massachussets, possono essere moltissime, ma le atmosfere surreali, gli uffici labirintici, le situazioni caotiche e inverosimili rammentano con chiarezza alcuni scenari della grande letteratura, da Kafka a Calvino, da Philip K. Dick a Corman McCarthy, da Foster Wallace a Borges.

Protagonista di questo romanzo dell’assurdo è Charles Utwin, archivista/assistente di Travis T. Sivart, il più grande e acclamato investigatore di un’oscura e gigantesca agenzia che ha sede su più piani di un palazzo collocato in un luogo e in un tempo indefiniti, una metropoli eternamente piovosa in stile Blade Runner ma dove non esistono le automobili, si usa la macchina da scrivere, si ascolta musica con il grammofono e i telefoni hanno tutti i fili, e dove ordine e caos viaggiano paralleli, in una sorta di simbiosi complementare.

All’improvviso, Sivart scompare, e Charles Utwin è costretto a prenderne il posto. Assistito da due donne inquietanti ed equipaggiato unicamente di un ombrello e di questo prezioso (e, come scopriremo più tardi, incompleto) Manuale di Investigazione, rilegato in verde e oro proprio come il romanzo di Berry che abbiamo tra le mani, egli dovrà far luce sulle ragioni della scomparsa di Sivart, ritrovandosi intrappolato in un complicato intrigo che sembra estendersi a dismisura.

La scrittura di Berry si sviluppa a blocchi, a frammenti disposti volutamente in disordine, trasmettendoci l’impressione di un continuo smontarsi e rimontarsi delle quinte, di un ritmo narrativo quasi teatrale, e di un effetto illusorio, una sorta di stanza degli specchi letteraria dove non esiste un inizio nè una fine. In questo mondo metafisico e visionario incontriamo tutto il possibile: scene allegoriche dalla sottile ispirazione filosofica, esplosioni sentimentali dove la fisicità sembra raggiungere il limite estremo, una rappresentazione abbastanza farsesca ma comunque drammatica del conflitto ideologico tra il bene e le forze oscure, emozioni amplificate dall’ambiente onirico che caratterizza l’intero romanzo.

Come abbiamo premesso, si dice che Jedediah Berry, indubbiamente grande conoscitore dei maestri del giallo e delle loro tecniche, sia un autore esordiente, ma in questo suo sorprendente romanzo d’esordio è riuscito a dimostrare senza mezzi termini fino a quale punto il potere della scrittura può arrivare. La sua opera è ricca di un pathos dalle tinte cinematografiche, ma va ben oltre alla semplice sceneggiatura di un film o di una storia a fumetti. Per essere un debuttante, è riuscito ad arrivare là dove pochi osano e molti, comunque, falliscono: ha creato un intero mondo servendosi solo e unicamente delle parole.

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