Il suggeritore

suggeritoredi Donato Carrisi (Bompiani)

L’istinto di uccidere è in ciascuno di noi. Ma, grazie al cielo, siamo dotati anche di un dispositivo che ci permette di tenerlo sotto controllo, di inibirlo. Esiste, però, un punto di rottura.

Questo è quanto afferma con filosofica drammaticità, il malinconico e solitario criminologo Goran Gavila, uno dei personaggi più carismatici e intriganti di questo thriller a dir poco spaventoso, e non immagina quanto sia labile questo punto di rottura nè quanto facilmente si possa essere persuasi a superarlo.

Non vi dirò nulla della trama trascinante e terribile de Il suggeritore, romanzo d’esordio di Donato Carrisi, per non privarvi del brivido generato ad ogni pagina, e anche  perchè impossibile da riassumersi. Tra colpi di scena, indagini, crimini e delitti, i continui rimandi al passato, gli intrecci simbiotici di emozioni e sentimenti, gli stralci d’atmosfera surreale, le coincidenze che sfiorano il paranormale, creano un contesto gotico e oscuro.

L’intreccio è complicato, quasi concentrico nel suo infinito schiudersi di accadimenti legati gli uni agli altri, situati talvolta a decenni di distanza. Partendo dalla scomparsa di cinque adolescenti, e al ritrovamento di un’unica e stessa parte dei loro corpi asportata con chirurgica precisione, la catena di sangue procede in un macabro gioco ad incastri in cui Mila, la poliziotta esperta nel trovare e liberare i sequestrati, l’enigmatico e affascinante Goran e la loro squadra, si troveranno inesorabilmente coinvolti in un demoniaco scambio di ruoli, da inseguitori a inseguiti, da cacciatori a prede, da inquisitori a vittime.

Protagonista unico, indiscusso e invisibile, questo serial killer geniale, misterioso e mutante non compare mai se non nelle ultime pagine, lasciandoci impietriti per le eccezionali doti della sua mente, al punto da chiederci se forse non stia osservando anche noi lettori. La sua personalità, che appare a tratti dai sottili dettagli volutamente disposti sulla scena dei delitti, sovrasta tutti gli altri personaggi, vittime e polizia, tecnici e scienziati specialisti nel ricomporre in tutti i particolari il quadro di un crimine avvenuto in un tempo remoto. In questo scenario infernale, sembra essere predestinata la presenza di Mila e Goran, entrambi tormentati da traumi che il tempo e la memoria hanno trasformato in tragedie interiori, lei incapace di emozionarsi perché deufradata in passato della sua forza emotiva, lui chiuso nell’ossessionante ricordo di un amore tramutatosi in odio e in cerca di un gene del crimine che forse teme di possedere. Il loro breve idillio dapprima silenzioso, di sguardi e di pensieri, si manifesta infine violento e fugace, impossibile a perdurare, ma capace di lasciare un segno indelebile non solo nei due personaggi ma nell’intera storia.

Consapevoli d’essere sulle tracce di un’unica persona capace di nascondersi abilmente dietro altre figure di criminali più o meno perversi e a volte improvvisati, ma soprattutto capace di tessere una trama continua e ininterrotta per anni, sfuggendo ad ogni possibile sospetto, il loro sacrificio, inevitabile, non si rivelerà del tutto inutile, sebbene il romanzo manchi di un effettivo finale e la scena su cui si chiude, nella sua bellezza soffusa di speranza, possieda la fragilità propria dello scorrere del tempo dove il futuro, spesso, ha i suoi ricorsi.

Ma anche il più terribile degli assassini, colui che trae piacere nel provocare ed osservare l’omicidio nel suo compiersi, ha qualcosa di romantico e fragile, così come ha qualcosa di rituale il cruento realizzarsi del suo volere.

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