Mondo senza regole

maaloufdi Amin Maalouf (Bompiani, 2009)

Scrittore e giornalista, Amin Maalouf è nato a Beirut nel 1949 e vive attualmente a Parigi. Autore di romanzi, racconti, saggi e opere teatrali, scrive in lingua francese, ha ricevuto il Premio Goncourt nel 1993 per Le Rocher de Tanios, tradotto in italiano con il titolo di Col fucile del console d’Inghilterra, e nella mia stanza lo avete già incontrato con il bellissimo romanzo storico Il periplo di Baldassarre.

Con Mondo senza regole, pubblicato recentemente da Bompiani, Amin Maalouf ritorna alla saggistica per descriverci con allarmante chiarezza lo squilibrio e l’assenza di valori in cui viviamo oggi , denunciando apertamente il nostro stato di degrado ideologico e morale, ma lasciando intravedere la speranza di una possibile rinascita. Forse anche a causa del succedersi sempre più continuo di avvenimenti inquietanti, siamo entrati nel nuovo millennio senza direzione e senza una meta da raggiungere, in preda a un grave squilibrio che tocca ogni contesto: dalla politica all’ambiente, dalla fede all’economia, dall’etica alla cultura.

Le luci dell’Illuminismo vanno estinguendosi, la libertà non riesce più a trovare posto sul nostro pianeta, ma lo scrittore non si arrende, e ripercorre per noi i sogni infranti della democrazia che avevano già provocato il crollo del Muro di Berlino, scoprendo i danni causati dal sempre più violento conflitto tra ideologia e identità, un confronto che ha avuto effetti devastanti non solo in Europa ma ovunque, e soprattutto nell’ambiente culturale arabo e musulman, il cui valore viene spesso offuscato dalle ristrettezze morali dell’Occidente. Un Occidente che, comunque, proprio a causa della sua brama di prevaricazione, è divenuto la causa della propria sconfitta.

La rinascita prevista da Amin Maalouf dovrà estendersi ovunque, coinvolgere la scienza e la tecnologia, liberare i paesi ancora vittime del sottosviluppo, dimostrare di essere in grado di rinnovarsi completamente, e di saper gestire i difficili flussi migratori che si muovono incessantemente da un paese all’altro. Perché migrare e cambiare luogo significa imparare a conoscere un’altra lingua ed un altro paese, ma non cancellare il proprio, nè dimenticare le proprie origini. E questo, l’Occidente, non lo ha ancora capito.

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