La peste scarlatta

lapestescarlatta2di Jack London (Adelphi)

Proprio in questo periodo in cui un’influenza strana e poco nota sembra avanzare inesorabilmente nelle terre abitate, non poteva essere meno indicato questo breve e non troppo noto romanzo di Jack London, proposto da Adelphi quasi nella visione profetica di un futuro ormai tanto prossimo quanto drammatico.

Ambientano nel 2013, La peste scarlatta si svolge in un mondo riarso e consumato, spettro di quello che era un tempo, reso deserto e spopolato da una gravissima e tragica pandemia. In un pianeta dominato da un’oscuro Consiglio dei Magnati dell’Industria, non è il crollo finanziario a provocare la fine del mondo, ma una malattia sconosciuta e letale che, diffondendosi in breve tempo, cancella dalla storia l’intera razza umana.

A sessant’anni di distanza dalla tragedia, in un clima allucinato e post-apocalittico in cui la California è regredita all’età della pietra, uno dei rarissimi, e vecchissimi, superstiti, raccoglie attorno a sè un gruppo di ragazzi cresciuti in uno stato selvaggio e primordiale e la sera, dopo la caccia quotidiana, quando si riuniscono attorno al fuoco, dà inizio al suo racconto.

Avvolte da un’atmosfera tra in thriller e il fantasy, le notti di questo straordinario e nostalgico narratore, custode della memoria di un mondo perduto e distrutto, appaiono come visioni irreali, talvolta deliranti. La sua storia, che non può essere scritta poiché nessuno dei ragazzi è in grado di leggere, ricostruisce la dismissione e la scomparsa delle grandi metropoli, da Londra al resto dell’Europa, da New York all’intera America, e la perversa trasformazione degli uomini che, giustificati dal diffondersi del morbo, dimostrano una crudeltà sadica e inaudita, danno libero sfogo ai loro peggiori e istinti, scatenano tra sopravvissuti un odio e una violenza totalmente privi di razionalità.

Il resoconto del superstite, nel suo realismo sconvolgente, diviene la rassegnata testimonianza dell’intima natura dell’uomo, parte di un meccanismo di evoluzione che sfugge a qualsiasi controllo e, sebbene il suo desiderio di raccontare e trasmettere la propria esperienza possa apparire come un segno positivo, il romanzo, ambientato un secolo dopo essere stato scritto, è la dimostrazione dell’incessante rinascere e distruggere di cui l’uomo è capace.

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