Bellezza e fragilità

mendelsohndi Daniel Mendelsohn (Neri Pozza)

Per contrastare l’assurdità estrema dell’esistenza, quella sua crudeltà implacabile, quella sua essenza nichilista tanto tenace quanto spietato, capace di distruggere e di distruggersi, Daniel Mendelsohn sembra ricercare incessantemente l’armonia, la bellezza, la grazia lieve e spesso nascosta che la vita possiede. Nella sua raccolta di brevi saggi e recensioni di letteratura e cinema scritti per la New York Book Review, pubblicata da Neri Pozza con il titolo di Bellezza e fragilità e recentemente presentata al Festival di Mantova, lo scrittore e critico americano si insinua nel profondo di ogni opera scelta, determinato a smontarla, valutarla e giudicarla in tutte le sue parti, anche quelle che apparentemente possano sembrare irrilevanti.

Dalla disperazione senza speranza dell’Everymen di Philip Roth, alla caustica ironia storica di Jonathan Littel ne Le Benevole, ai romanzi d’amore di Alice Sebold, alle scene impressionanti e drammatiche di Oliver Stone Quentin Tarantino, egli va cercando quella bellezza che salverà il mondo, unico rimedio al dolore e all’insensatezza della vita.

Una vita, peraltro, verso la quale qualsiasi atteggiamento decostruttivo e nichilista è sempre disdicevole. Motivo per cui lo scrittore non risparmia il suo atteggiamento critico nei confronti del romanzo di Philip Roth dove, come sappiamo, il protagonista percorre gli ultimi anni della sua esistenza in un alternarsi di rimpianto e delusione, perseguitato dall’incombere della malattia e di una morte priva di senso e di valore, mentre la scrittura scioccante di Jonathan Littel impressiona i lettori in quanto li pone in una posizione di intimità confidenziale con chi ha svolto il lavoro del gerarca nazista per caso, perché quello era diventato il suo mestiere. Anche i film che pretendono di documentare dell’11 settembre, secondo l’attenta critica di Mendelsohn, dimostrano che non abbiamo avuto ancora il coraggio di alzare veramente lo sguardo sulla tragedia.

Nato a Long Island nel 1960, Daniel Mendelsohn, di origini galiziane, ci ha regalato lo splendido e struggente romanzo Gli scomparsi, dove in un lungo viaggio dall’Australia, a New York, all’Europa, cerca, indaga, raggiunge luoghi e persone, per ricostruire fin dentro ogni dettaglio, la vita degli zii uccisi dalla follia nazista, e restituirci il senso e la dignità del vivere umano. Quello stesso senso che traspare da questi saggi.

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