Camera oscura

gunter-grass-la-camera-oscuradi Gunter Grass (Einaudi)

Gunter Grass ha ottant’anni e otto figli, e nelle pagine di questo racconto/diario lascia il ruolo del grande scrittore per passare a quello di padre e ricostruire, insieme a questi figli non sempre e non del tutto entusiasti di farlo, cinquant’anni di vita famigliare, dal 1959, anno di pubblicazione de Il tamburo di latta, fino ad oggi, a dieci anni di distanza dall’assegnazione del Premio Nobel.

Due anni dopo la pubblicazione di Sbucciando la cipolla, la contestata e discussa autobiografia dove lo scrittore confessava, o meglio affermava, di avere militato come volontario nelle fila delle SS, questo diario di famiglia, reso particolarmente intimo dagli scatti realizzati da Mariechen Rama con un’Agfa del 1932, assume toni nostalgici, evocativi, colorati da quella lieve e pacata ironia che è propria dei figli verso i genitori, quella sottile contestazione annoiata nei confronti di un padre spesso assente, famoso, politicamente impegnato, la cui occupazione, dopotutto, consiste unicamente nel rinvangare il passato.

Le fotografie e le voci dei figli riescono a creare storie insolite, talvolta divertenti, narrano i mutamenti avvenuti nel corso della vita, case , amici e matrimoni, aspettative e delusioni, scenografie a volte eccessive, quasi provinciali, e un ritratto inedito del giovane scrittore che nel 1959 presenta a Francoforte quello che diverrà uno dei capolavori del Novecento, quando la sua attività politica, agli occhi della famiglia, in fondo non era altro se non scrivere discorsi per la campagna elettorale.

Apparentemente diffidenti, gli otto figli di Gunter Grass, infine, dimostrano la forza di stare al gioco, di accettare, capire e testimoniare che, in realtà, le favole narrate dal padre sono le loro stesse storie, il loro percorso di vita, legato indissolubilmente a quegli stessi ricordi ed emozioni presenti nelle sue opere letterarie. E la macchina fotografica, sopravvissuta miracolosamente alla guerra, come per magia, ha saputo catturare e custodire quegli attimi irripetibili della vita, che racchiudono non solo la memoria, ma anche la speranza.

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