La riforma radicale

8817024910di Tariq Ramadan (Rizzoli)

Nato in Svizzera nel 1962, Tariq Ramadan, intellettuale, accademico, scrittore, saggista e giornalista (in Italia è possibile talvolta leggerlo su Il Riformista), è il più noto e sicuramente il più discusso esponente europeo della cultura dell’Islam. Brillante e appassionato nell’intrattenere il pubblico durante conferenze e presentazioni, sostenitore di posizioni a mio parere piuttosto progressiste e sufficientemente chiare a qualsiasi cultura, viene contestato abbastanza spesso per motivazioni variabili secondo le fonti da cui provengono, che lo accusano ora di proselitismo, ora di ispirazioni fondamentaliste, ora di eccessivo liberalismo, ora di dissimulazione, ora di essere il portatore dei messaggi del nonno Sa’id, legato all’organizzazione egiziana dei Fratelli Musulmani. Sinceramente, non ritengo importante questo opinionismo politico, e penso che la scrittura di Tariq Ramadan sia piacevole, non troppo complicata, e utile per comprendere ideologie e ambienti a noi estranei. Come tutti gli intellettuali, ha le proprie originalità, i propri amici e i propri nemici e, rimanendo pur sempre un notevole sostenitore del riformismo, può risultare un personaggio difficile anche all’interno del contesto islamico.

In questo lungo e bellissimo saggio dal sottotitolo di Islam, etica e liberazione, lo scrittore afferma come sia possibile mantenere la fedeltà all’etica e alla tradizione islamica e nel contempo affrontare le più importanti questioni moderne: la legge, la cultura, l’arte, la scienza, l’emancipazione femminile, la famiglia e la società, l’ambiente, l’economia, l’educazione, la politica. Partendo da un complesso percorso storico, e da una duplice e parallela visione e interpretazione della Rivelazione islamica tanto come testo sacro quanto come come creazione, lo scrittore tocca ogni aspetto dell’esistenza, della natura e dei diritti umani, enfatizzando la necessità da parte del mondo musulmano non di adattarsi, ma di rinnovarsi completamente, revisionando il proprio punto di vista e il concetto di lecito e illecito che, giustamente, deve essere ragionato e valutato caso per caso. L’etica di matrice islamica, così come la legislazione stessa, devono tener conto della necessità attuale di una globale conoscenza del mondo, delle differenze di natura e di ideologia presenti tra gli uomini, dell’importanza dello studio e della ricerca scientifica, che non costituiscono alcun pericolo nei riguardi della fede e dell’osservanza.

L’essenza della modernità non è un’esclusiva dell’Occidente, la riforma dell’Islam non costituisce nè un proselitismo esasperato, nè una forzata assimilazione, e perchè questa riforma avvenga è necessaria un profonda conoscenza del mondo nella sua globalità, un’esigenza di cui spesso i saggi e gli studiosi non tengono conto. La rivoluzionaria riforma di Tariq Ramadan riguarda il contesto scientifico, artistico, politico e legale, i codici penali inequi e antiquati, la valorizzazione dell’ambiente naturale e dell’ecologia, il ruolo della donna, spesso sottovalutata, nella famiglia e nella società, il rischio di commercializzazione delle ricorrenze religiose, la lotta contro il business delle guerre, e molti altri aspetti della vita.

Ricco di citazioni, di sure coraniche e di termini in lingua originale, il libro non è una lettura semplice, o almeno non per un lettore estraneo all’Islam quanto lo sono io, ma credo valga la pena di impegnarsi a leggerlo, perché anche noi occidentali dovremmo lasciarci trascinare un po’ meno dalla pubblica opinione e cercare di capire un po’ di più.

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