Novembre

novdi Gustave Flaubert (Mondadori in italiano – LGF in francese)

J’aime l’automne, cette triste saison va bien aux souvenirs.

Gustave Flaubert è solo un inquieto adolescente quando incontra Elisa Schlesinger, donna adulta e sposata ad un editore di musica, e tra i due si instaura una complessa relazione d’amore platonico. Questo evento casuale, di per sè privo di grande significato, è in realtà il punto di partenza della carriera del grande scrittore, simbolo del romanticismo letterario francese.

Scritto intorno al 1842 da un Flaubert non ancora esordiente e appena diciannovenne, il romanzo breve Novembre è, in parte, la storia di questa passione giovanile, eccessiva e sbilanciata, ma in esso compaiono già i temi classici della letteratura romantica, l’esaltazione di sè, l’aspirazione all’infinito, il senso della solitudine, il desiderio della morte, il mito dell’amore tanto passionale quanto impossibile, che inizieranno e consacreranno l’autore tra i grandi della sua epoca, da Chateubriand a Musset.

Marie, la giovane prostituta che vive in una casa solitaria e isolata, protagonista femminile del racconto, con il suo carattere dolce, la sua sensualità esuberante e la sua natura generosa, è un preludio a quelle che saranno le figure femminili dei successivi romanzi di Flaubert, consumate dai loro stessi desideri d’amore, dalle illusioni e dai sogni infranti. Scritto con quel lirismo poetico che caratterizzerà tutta la produzione letteraria flaubertiana, il romanzo, strutturato come una narrazione in prima persona a due voci, una sorta di scambio di memorie, è fortemente autobiografico nonostante l’atmosfera di fiction, e rivela non solo lo stile ma anche i tratti personali dell’autore stesso: l’indole malinconica e solitaria, i desideri elevati e le speranze.

Al di là dei disagi interiori causati dalla sregolatezza dell’esperienza romantica e dalla scoperta dell’erotismo e dell’amore carnale, la storia, riprendendo in alcuni passaggi il vago delirio delle Memorie di un folle, narra le esperienze adolescenziali dello scrittore, i ricordi degli anni di collegio, gli intricati pensieri della giovinezza, la cui intensa emotività sfiora talvolta il nichilismo: ah, morire di colera a Calcutta!, arriva ad affermare Flaubert in queste pagine, forse già attratto dal mondo misterioso dell’Oriente.

Inquieto di natura, facile ai momenti di crisi e grande viaggiatore, ancor più in giovane età lo scrittore reca in sè quello struggimento dell’amore irraggiungibile, già esaltato in passato dal Werther di Goethe, ma appaiono già nella sua scrittura la la ricchezza di emozioni e la bellezza che renderanno affascinante la storia di Emma Bovary. Anche nella vita, egli vivrà storie d’amore incomplete, Elisa Schlesinger rimarrà sempre un ideale irraggiungibile, e la bellissima poetessa Louise Colet, amante di Flaubert per diversi anni, diverrà una sorta di musa ispiratrice, oltre che l’interlocutrice di un lunghissimo e fitto scambio epistolare.

Un’insoddisfazione sentimentale alla quale, del resto, si sovrappone un eccezionale genio letterario.

Romanzo non famosissimo, ma imperdibile, soprattutto nella versione originale.

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