Il sopravvissuto

scurati_sopravvissuto_bigdi Antonio Scurati (Bompiani)

Andrea era dipinto come un missionario della scuola secondaria superiore, un martire della vocazione, che, in cambio di un misero stipendio, aveva sacrificato la sua vita privata, la possibilità di una più brillante carriera professionale.

Non intendo addentrarmi nella polemica sorta tra chi avrebbe assegnato lo Strega ad Antonio Scurati piuttosto che a Tiziano Scarpa. Ma, considerando che di premi si parla, credo che Il sopravvissuto, elogiato persino da Goffredo Fofi, abbia meritato pienamente il Campiello, e avrebbe potuto meritare qualcosa di più.

Se l’intento dell’inquietante e geniale scrittore, saggista, ricercatore e docente Antonio Scurati era quello di sconvolgere i lettori, indubbiamente lo ha soddisfatto con questo eccezionale intreccio tra horror e psicothriller in cui pathos e dramma sociale si sovrappongono creando momenti di tensione estrema, con quel perverso gioco di sadismo e dipendenza che lega mostro e vittima.

Il mostro, bello e sfrontato, è il ventenne Vitaliano Caccia, studente demotivato e arrogante, vittima a sua insaputa di un sistema corrotto che ha ridotto la scuola, il sacro luogo custodito dalla vestale della conoscenza, in un parcheggio temporaneo per milioni di ragazzi, in modo da ritardare il loro ingresso nelle liste di disoccupazione.

Giustiziere romantico e ribelle, nel giorno delle prove orali Vitaliano si presenta davanti alla commissione d’esame, estrae una pistola semiautomatica e, a un minuto di distanza l’uno dall’altro, uccide a sangue freddo sette degli otto docenti che ha di fronte. Contro l’ottavo, Andrea Marescalchi, docente di storia e filosofia, Vitaliano non punta l’arma ma il dito: è lui il sopravvissuto, condannato al doppio peso della testimonianza e del senso di colpa d’essere vivo, prescelto alla vita così come i sette colleghi erano stati prescelti alla morte. Scurati è audace, scioccante, violento: cita Faulkner e Adorno, introduce tra i periodi riferimenti astrali e mitologici, simbologie gotiche, incubi e follie. Il giovane assassino, amante delle donne e delle moto, allievo prediletto di Andrea per il suo fascino da poeta maledetto che occulta la sua natura equivoca, i suoi oscuri silenzi di Saturno in Sagittario, gli echi delle forre, delle grotte, delle caverne, è in realtà il risultato di intere generazioni naufragate nell’indifferenza, nell’oblio, nell’incomprensione, nell’assenza di valori e di speranze.

Con l’ossessiva insistenza di un detective, Andrea ricostruisce la memoria di un anno scolastico alla ricerca di quelle ragioni che hanno trasformato il giovane in un omicida folle e spietato, la sua analisi è difficile e dolorosa, egli stesso arriva a sfiorare la follia, a chiedersi se preferire la fine ad un destino di angosciosi interrogativi. La sua vita, trasformata nel groviglio di dubbi di chi è scampato al pericolo, procede sullo sfondo allucinato delle discussioni che ogni strage riesce sempre a generare: dibattiti, trasmissioni televisive, interviste, interventi di psicologi, giornalisti, magistrati, pubblici ufficiali.

E alla fine, anche Andrea, dovrà scegliere tra la morte e la vita.
Da non perdere.

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