Vukovlad

vukovladdi Paolo Maurensig (Mondadori)

Sta per scoppiare una guerra, abbiamo il nemico alle porte, e voi ci parlate del demonio! Se c’è un demonio, quello indossa una divisa, è armato fino ai denti e sta là fuori, pronto ad attaccarci con il suo esercito.

Paolo Maurensig, nato nel 1943 a Gorizia, appartiene a quel cerchio di scrittori che passano alla letteratura in età non giovanissima, dopo avere svolto attività apparentemente poco connesse al mondo intellettuale. Il suo successo arriva con il romanzo La variante di Luneburg, una simbolica e intricata partita tra due maestri di scacchi che si svolge parallelamente agli eventi della seconda guerra mondiale, con un finale a sorpresa. La scrittura di Maurensig procede spesso su piani paralleli, confondendo storia, leggenda e fantasia in un intreccio narrativo tra il gotico e il misterioso.

Il romanzo breve Vukovlad sembra abbia origine dal racconto dell’ex sottotentente polacco Emil Ferenczi, incontrato casualmente dallo scrittore durante una vacanza a Capri, riguardo ad un fatto avvenuto realmente nelle regioni montuose polacche durante l’incedere dell’offensiva tedesca, nel 1939. Impegnato ad attraversare un territorio selvaggio e ostile, il battaglione a cui appartiene Emil Ferenczi è costretto a confrontarsi con la probabile presenza di un essere mostruoso e violento, le cui tracce sono visibili nello stato in cui lascia le sue vittime e nel terrore diffuso per campagne e villaggi, dove viene descritto come una sorta di licantropo, mutante da uomo a belva al plenilunio.

Giunti al villaggio dove hanno l’ordine di insediarsi, i militari scoprono che nell’immaginario collettivo l’identità del mostro viene associata a quella di Achim vom Stauberg, margravio del luogo, il cui castello è stato scelto come avamposto dall’esercito polacco. Uomo affascinante, crudele e privo di scrupoli, assetato di potere, di violenza e di sesso, eccelso cacciatore e grande libertino, raffinato esteta ed esperto nell’arte del duello, il margravio ama farsi chiamare Vukovlad, signore dei lupi, richiamando il blasone del casato, ma agli occhi del popolo il riferimento è alla doppia natura, umana e ferina, del nobile e spietato proprietario terriero.

Varcata la soglia del magnifico e tenebroso castello, la storia procede con un ritmo pressante, trascinando con sè il lettore in un labirinto di leggenda gotica e credenza popolare, di logica e di superstizione, dove lo scrittore alterna magistralmente l’innegabile forza sovrannaturale alle leggi della ragione, e all’incombenza della disfatta polacca, rappresentata dall’avanzata nazista quale estrema incarnazione dello spirito del Male.

L’atmosfera noir del castello e l’insondabile mistero che esso racchiude si trasformano in una visione allucinata, scenario grottesco e surreale alle manovre e ai dispacci militari che proseguono il loro corso nelle strade del paese. Il colpo di scena finale, chiarito razionalmente dalla leggenda di Frate Lupo, figura popolare di santo venerato nelle campagne polacche come fratricida pentito e volontariamente convertito e consacratosi a Dio, ma la totale assenza di prove dell’esistenza di questo pittoresco santo, unite all’amnesia di Emil Ferenczi che accompagna la notte finale al castello, lasciano intatto, nello scrittore e nei lettori, un vago e inquietante senso del dubbio.


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