Stagioni

di Mario Rigoni Stern
(Einaudi)

I merli fanno i nidi sugli alberi intorno al Cimitero e in questa stagione arrivano sempre anche i cuculi. Loro annunciano la primavera pure ai defunti, mi viene da dire; ma questo si sa non è possibile perché loro non hanno contatto con questo mondo. Mi fa piacere pensarlo. Anche per voi sia primavera. Fioriscano le vostre tombe.

Scomparso nell’estate del 2008, Mario Rigoni Stern è noto soprattutto per avere vissuta da protagonista la tragica ritirata degli Alpini dalla Russia, avvenuta durante la seconda guerra mondiale, e da lui narrata in quel capolavoro storico/neorealista che è Il sergente nella neve.

Nato ad Asiago, luogo che non lascerà mai fino alla morte con l’unica eccezione degli anni di guerra, Mario Rigoni Stern è un eccezionale scrittore, un testimone della memoria storica, e un amante appassionato delle sue montagne e della natura, che affronta in letteratura con una forza descrittiva rarissima tra gli scrittori italiani e non. Nato alle soglie dell’inverno, in montagna, lo scrittore, in questa piccola raccolta di quattro brevi prose che, iniziando appunto dall’inverno, seguono il ritmo della natura, affianca il succedersi delle stagioni climatiche a quelle dell’esistenza, aiutandoci a riscoprire valori che il progresso ha nascosti, e discoprendo tesori da noi persi o dimenticati: il verde dei boschi, lo scorrere dell’acqua, la maestosità delle montagne, il fascino silenzioso della neve, la dolcezza del disgelo.

La natura, sublime, si rivela come se lo scrittore la riportasse alla luce, l’altopiano di Asiago, presenza costante nei testi di Rigoni Stern, si delinea ai nostri occhi in tutta la sua policromia di sensazioni, suoni, visioni che scorrono accanto ai ricordi della guerra, ai pensieri e alle riflessioni di chi ha accolto la vita come un dono da scoprire ad ogni passo. E’ vero, l’inverno può essere gelo e dolore, ma quanti animali, che noi mai o raramente abbiamo visto, vivono in esso il loro tempo migliore.

All’inverno segue la primavera, il mistero del risveglio, il desiderio di uscire e di andare, anche senza una meta da raggiungere, semplicemente seguendo il ritmo leggero della pioggia. Rinnovandosi, la natura, racconta Mario Rigono Stern, assume in primavera i suoi colori più belli, preludio dell’amore e simbolo di quella sconfinata libertà che questa stagione rappresenta. L’estate, tempo di stelle alpine e mirtilli, di fieno e di miele, ci rivela un aspetto insolito dello scrittore che, pur essendo uomo di montagna , ammette di amare molto il mare, certo non il mare da cartolina, ma quelle spiagge deserte dove gli unici rumori sono l’infrangersi delle onde e lo stridio dei gabbiani, e ci racconta una sua estate trascorsa al Salento, un luogo dove forse, con quel mare davanti, e un centinaio di libri, avrebbe potuto trascorrere anche tutta la vita.

E’ autunno quando questo splendido viaggio termina, e se è vero che in alta quota è già tempo di ghiaccio, e le marmotte si preparano al letargo, lo scrittore si addentra nell’ombra del bosco, dove insieme a lui scopriamo, sotto le fronde di faggi e di abeti, i segni inequivocabili della danza di corteggiamento dei caprioli. Poche pagine, ma ricche di emozioni, di dettagli rari e preziosi, di sentimenti che pochissimi scrittori sono stati in grado di trasmetterci. Vogliamo pensare che i fiori della memoria, della bellezza, dell’amore e della poesia sboccino sempre anche sulla tomba di Mario Rigoni Stern.

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