La città di Iram

iram-150x150di Younis Tawfik (Bompiani)

Vi è un filo molto sottile che separa la vita dalla morte e chi lo attraversa deve aver già compiuto la sua missione.

Younis Tawfik è nato nel 1957 in Iraq. Ha conseguito la laurea in Lettere a Torino e lavora in Italia da diversi anni. Il suo si lega in particolare al centro culturale italo/arabo torinese Dar Al Hikma e al saggio sulla religione islamica Islam, ma credo sia noto anche per le sue belle raccolte di poesie. L’anima del poeta, al di là dei versi, è percepibile anche nella sua prosa, nella scrittura ricca di metafore, nelle frasi brevi e toccanti, nelle emozioni scintillanti in ogni periodo.

In equilibrio tra realtà e visione, questo racconto breve dal titolo La città di Iram si delinea quasi come un viaggio interiore, un percorso scolpito nella leggenda ma necessario per sopravvivere e per progredire. Iram, la magnifica città dalle alte colonne il cui nome e splendore compaiono nel Corano, luogo dalle strade lastricate d’oro e dai palazzi decorati di gemme, forse non è mai esistita, ma la sua intensità e la sua forza di attrazione, la rendono un luogo dell’anima, una meta da raggiungere per avvicinarsi alla perfezione.

La storia di Isabella, la bella e triste ragazza italiana delusa da un amore rivelatosi vacuo e infondato, in viaggio, al pari dei personaggi di Paul Bowles, per ritrovare sè stessa lungo l’intricato labirinto di strade di Tangeri, Marrakech ed Essaouira, appare simile ad una favola delle Mille e una Notte, ma la sua disperata ricerca di dare un senso ed un’armonia alla propria vita, è più che mai reale, al di là dei risvolti leggendari della sua storia.

Vagando sola per le vie del Marocco con l’unica guida di un antico libro arabo regalatole dalla madre per il quale ella è in cerca di un traduttore, e con l’improvviso incubo dell’11 settembre ad offuscarle la mente, Isabella incontra persone magiche e straordinarie che la guidano lungo il suo difficile percorso di ricerca, e che le fanno comprendere come sia facile distruggere il fragile equilibrio tra culture differenti. Sta solo a noi, alla nostra capacità di abbattere le barriere e di lasciarci guidare dalla passione e dalla bellezza, renderlo saldo e indistruttibile.

L’amicizia tra Isabella e la giovane Fatima, bellissima nella sua religiosa riservatezza, e la relazione sentimentale, a tratti onirica e a tratti filosofica, con il pittore Farid, artista marocchino dalla passionalità rinascimentale, sono esperienze che trascendono la semplice esperienza dell’incontro, fino a raggiungere i valori simbolici del confronto e del dialogo. Isabella non troverà l’amore eterno come lo immaginava in Italia, e Iram, la città splendente, che scoprirà essere ciò di cui l’antico libro donatole dalla madre narra la storia, forse non era altro che un sogno, ma il suo viaggio, svolto per incontrare e comprendere una realtà differente dalla propria e ricca di saggezza e fascino, rappresenta un percorso obbligato e una meta necessaria per ognuno di noi, per non cadere nella scontatezza del pregiudizio.

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