Il maestro di cerimonie

arn-191x300di Arnon Grunberg (Feltrinelli)

Hofmeester ride, e nello stesso tempo è quasi sicuro di avere visto quell’uomo in televisione. Ma non si ricorda più in quale trasmissione, nemmeno in quale contesto. Era uno spettacolo comico, era il telegiornale o un talk show?

L’uomo che Jorgen Hofmeester, “maestro di cerimonia” di nome e di vocazione, è convinto d’aver visto in televisione, è Choukri, il fidanzato della figlia minore Tirza, la prediletta, la Regina del Sole, che sta per partire con lei verso un lungo viaggio in Africa. La sensazione di deja vu di Jorgen, come scopriremo poche righe più tardi, è la straordinaria somiglianza, del ragazzo, forse casuale o forse no, con Mohammed Atta, il leader suicida del commando terrorista divenuto famoso in tutto il mondo dopo l’11 Settembre.

Una rivelazione abbastanza sconvolgente, ma come ogni altro romanzo scaturito dalla fantasia del giovane scrittore olandese Arnon Grunberg (che vi ho già presentato con Il dolore fantasma), anche Il maestro di cerimonie è più che sconvolgente. La scrittura di Arnon Grunberg è forte, lacerante, a tratti allucinata, intrisa di un sarcasmo ambiguo e grottesco dai tipici registri della cultura ebraica e yiddish, propria dell’autore.

Maestro di cerimonia, appunto, Jorgen Hofmeester, è una persona dall’apparenza normale. Ex dipendente in prepensionamento obbligato di una nota casa editrice, conduce la vita medio/borghese, con tutte le sue noie e le sue insoddisfazioni, di un uomo separato, padre di due figlie capricciose, proprietario di una bella casa nel quartiere più ricco e signorile di Amsterdam. Ma, celate magistralmente tra le righe, ecco che compaiono, una dopo l’altra, le minacce e le insidie che questa vita tranquilla e normale nasconde, occultate in ogni frase, in ogni gesto, in ogni azione, e soprattutto in ogni pensiero.

Nascosta dietro un maniacale controllo delle emozioni, Jorgen cela una disperazione abissale, un’angoscia e una malinconia dilanianti. Abbandonato dalla moglie, da anni egli ha riversato un amore esagerato sulle figlie, fino al momento in cui scopre con orrore la maggiore, Ibi, impegnata in un vivace amplesso con un vicino di casa, mentre la minore, Tirza, la favorita, che nella versione originale dà il nome al romanzo, decide improvvisamente di partire dopo il diploma per un viaggio sabbatico in Africa insieme al fidanzato. Un fidanzato odiato da Jorgen certamente per gelosia verso la figlia, ma anche per la forte somiglianza con il terrorista Moahmmed Atta, rappresentazione umana di un Male che, probabilmente, è tanto estremo da essere in grado di risorgere.

Il romanzo si apre sulla tragicomica festa d’addio di Tirza, al quale si presenta, inattesa e non invitata, l’ex moglie di Jorgen, nel patetico ruolo di nostalgica e innamorata, ma in realtà semplicemente in cerca di un luogo dove stabilirsi. Da questo punto in poi, tutto si svolge con una rapidità spaventosa: la partenza della ragazza, la sua misteriosa scomparsa, il finale enigmatico e spaventoso, splendido incontro tra l’horror e il thriller psicologico.

Dietro una storia quasi assurda, Arnon Grunberg cela la metafora della società attuale, della mancanza di sicurezza, della paura e delle fobie che essa trasmette. L’ingannevole calma di Jorgen e il suo ostentato autocontrollo, resi eccezionalmente dalle parole dello scrittore, nascondono una sorta di paranoia, di terrore ancestrale e quasi perverso. Una parodia del mondo di oggi, ancor più terribile per il fatto d’essere la verità. Un romanzo magnifico, dove la letteratura tradizionale, l’ironia, l’intreccio psicologico e la suspance si fondono alla perfezione.

Se avete avuto modo di conoscere Arnon Grunberg, vi sarete resi conto che la sua stessa vita è già un romanzo. Studente fallimentare e problematico, intraprende a 19 anni un’avventurosa carriera da editore, ed esordisce alla scrittura pochi anni più tardi, firmandosi per un certo periodo con il nome di Marek Van Der Jagt. Successivamente passa al nome reale, e questo originale gioco di identità gli consente di vincere 2 volte, con entrambi i nomi, il premio olandese per il miglior romanzo esordiente.

Advertisements

Comments are closed.