L'infinito viaggiare

magirs-192x300di Claudio Magris (Mondadori)

Dove siete diretti?

Così si chiede Novalis in quel capolavoro che è l’Enrico di Ofterdingen e la risposta, un po’ ovvia e un po’ sorprendente, è “sempre verso casa”, perché ogni viaggio, tragico o felice che sia, fino al termine, se mai ne avrà uno, lascia intatta la speranza di trasformarsi in vita vissuta, in esperienza, in valore aggiunto, e di chiudersi con un ritorno, che fosse anche breve.

Nel pensiero classico, ci ricorda Claudio Magris in prefazione di questa bellissima raccolta di brevi racconti itineranti, il viaggiatore smarrisce la strada ma ritrova sè stesso, e quella verità di cui è in cerca da sempre. Come l’eroe di Novalis, anche Ulisse, in altri tempi e altri luoghi, ritorna a casa, e il profondo significato di Itaca in realtà è reso possibile proprio dall’assenza, dall’allontanamento, dal distacco. Il senso di precarietà, di labilità, di disorientamento tipico del viaggiare, altro non è se non una rappresentazione metaforica della vita, ugualmente labile e precaria.

Viaggio e letteratura costituiscono da sempre un connubio perfetto, poichè l’esperienza della scrittura, già di per sè, costituisce un viaggio, un percorso nella memoria o nell’ignoto, uno scavo nelle emozioni e nei sentimenti, viaggiare, come anche scrivere, è spesso immorale nel suo vanesio desiderio di fuga, e crudele nel confondere con perversione la bellezza del luogo con le insidie che esso nasconde.

L’infinito viaggiare appartiene ad un arco temporale di una ventina d’anni, dagli anni ’80 al 2004, gli Stati Uniti non vi compaiono mai, e spesso nei paesi citati è in atto, o sta per attuarsi, una metamorfosi, la decadenza o il crollo del comunismo. Volutamente, le immagini non sono state ritoccate, il punto di vista è rimasto immutato dal momento della prima stesura, trasmettendoci l’effetto di assistere ad una scena in tempo reale, anche se siamo al corrente di come e quanto sia mutata. Una memoria viva e nitida, divenuta testimonianza ma non archivio storico. Berlino è ancora divisa da un muro, e nessuno immagina che un giorno neanche tanto lontano potrà crollare.

I paesi raccontati da Claudio Magris sono tanti, e per ognuno egli si addentra lungo affascinanti percorsi di letteratura e di leggenda, di storia e di tradizione. Dalla Spagna di Don Chisciotte a Berlino, dalla Selva Nera con i suoi personaggi fantastici e reali, alla triste grandezza di Ludwig di Baviera e dei suoi castelli, dalla Vienna ebraica alla primavera nell’Istria di Joyce, e poi ancora attraverso l’Europa dell’est, Varsavia, Praga, Bratislava, fino a risalire la Norvegia per poi immergersi nella magnificenza dell’Iran, con i suoi giardini e la sua poesia, negli immensi orizzonti della Cina, nella molteplicità culturale del Vietnam, nello splendore dell’Australia.

Claudio Magris è uno dei più geniali saggisti e scrittori del nostro tempo. Nato nel 1939 a Trieste, città di frontiera dall’atmosfera policroma e vivace, egli ne ha acquisita la cultura multietnica, proseguendo il proprio percorso intellettuale a Torino, città letteraria per tradizione, dove si laurea in letteratura tedesca, di cui è uno dei massimi conoscitori. Il suo capolavoro è indubbiamente Danubio, tradotto in 17 lingue, da cui Pressburger ha tratto uno spettacolo teatrale, oltre a Microcosmi, Premio Strega nel 1997.

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