Nelle terre estreme

nelle-terre-estreme_fronte-186x300di Jon Krakauer (Corbaccio)

Volevo il movimento, non un’esistenza quieta.

Così declama Lev Tolstoj in apertura di questo straordinario libro, e l’esistenza di Jon Krakauer, saggista e scrittore delle grandi altezze, non si può certo definire quieta e tranquilla. Nato nel 1954 nel Massachussetts, egli non esordisce in letteratura nella maniera classica ma per merito del suo reportage redatto per l’American Alpine Journal dopo l’ascesa alle vette degli Arrigetch Peaks, in Alaska. Il suo nome è noto inoltre anche per aver raggiunto il Cerro Torre in Patagonia, uno dei luoghi della Terra considerati inaccessibili, quelle meraviglie che molti di noi possono soltanto immaginare.

La carriera di Krakauer nella letteratura di viaggio inteso come esperienza estrema e per questo esistenziale tocca il limite con Aria sottile, il racconto vissuto della tragica spedizione sull’Everest, di cui lo scrittore è uno dei due unici sopravvissuti. Un evento tanto drammatico quanto controverso a causa dei giudizi espressi da Krakauer stesso relativemente agli errori tecnici commessi delle guide del gruppo.

Considerata la sua scelta di vita temeraria, nessun altro autore avrebbe potuto raccontare meglio la vera storia di Cristopher McCandless, un giovane della ricca borghesia di Washington che a 24 anni, dopo una laurea voluta più dai genitori che da lui stesso, lascia in beneficenza tutto quanto possiede sul proprio conto corrente, abbandona una famiglia e una società dominate dall’ipocrisia e dalla superficialità e, sospinto dall’idealismo poetico di scrittori come Tolstoj, London e Thoreau intraprende un lungo un percorso on the road inteso sia come strada reale che come viaggio interiore.

Lasciata alle spalle la sua insoddisfacente vita, Christopher, con il nome di battaglia di Alexander Supertramp, si trasforma in un cavaliere errante dell’era moderna, un eroe romantico, idealista e sognatore tra Kerouac e Chatwin, tra Martin Eden e Siddharta, alla ricerca di un’improbabile terra promessa artica. Nella sua strada verso l’Alaska, sublime materializzazione della terra estrema, Christopher si rivela al contempo solitario e passionale, razionale e nostalgico, cambia spesso ambiente, abitudini e lavoro, si innamora, incontra persone indimenticabili, conosce la gioia, la paura, la tristezza. La sua avventura, costata a Jon Krakauer tre anni di ricerche, racchiude in parte la simbologia degli storici vagabondi del sogno americano, ma l’esasperata anarchia di Christopher, che rinuncia a tutto in cambio di una vita totalmente priva di legami e riferimenti, non è il desiderio di trasgressione di Sal Paradiso e Dean Moriartry, al contrario diviene essenza di libertà allo stato puro, fino a prendere le sembianze di un’utopia tanto impossibile quanto pericolosa.

Come era accaduto agli sfortunati compagni di Jon Krakauer sulle pareti dell’Everest, anche Christopher non calcola equamente i rischi e le probabilità delle “terre estreme”, e dopo due anni trascorsi senza fissa dimora, viene ritrovato morto in un autobus abbandonato, nei pressi del monte McKinley, appunto, in Alaska. Nella sua apparentemente sventata follia, il viaggio di Christopher racchiude una dolcezza ingenua, una grande speranza e un profondo desiderio di dare un senso alla propria vita. Credo ognuno possa trarre coraggio e forza di volontà dalla sua esperienza, anche senza correre gli stessi rischi.

E’ da quest’opera di Jon Krakauer che Sean Penn ha realizzato il film Into the wild.

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