Le sei reincarnazioni di Ximen Nao

ximendi Mo Yan (Einaudi)

“Bevi. Questo decotto ti farà dimenticare ogni dolore, affanno e rancore”.
Io feci cadere a terra la ciotola con un colpo della mano e gli dissi: “No, voglio che i dolori, gli affanni e i rancori rimangano impressi nella mia memoria, altrimenti che senso avrebbe tornare nel mondo degli uomini?”

Mo Yan, il grande scrittore di Shandong autore di Sorgo rosso e narratore della Cina rurale, povera e misteriosa, lo avete già incontrato su queste pagine con la raccolta di racconti L’uomo che allevava i gatti. Einaudi lo ripresenta ora con la sua ultima opera Le sei reincarnazioni di Ximen Nao dove, tra l’allegorico e il grottesco, racconta ai propri lettori cinquant’anni di eventi che hanno segnato la storia della Cina.

Nell’ultimo giorno del 2000, preludio del terzo millennio, nasce Lan Quiansui, letteralmente Lan mille anni, un bimbo minuto, vivace e intelligente che, giunto al suo quinto compleanno, inizia a rievocare la propria storia, iniziata il primo gennaio del 1950, all’epoca della riforma agraria, nel momento in cui il ricco possidente Ximen Nao viene giustiziato con un colpo di fucile dal comandante della milizia popolare Huang Tong. Convinto della propria innocenza, giunto nel regno degli inferi egli rifiuta di pentirsi e, nonostante i supplizi a cui è sottoposto, reclama incessantemente giustizia contro quella che considera un’immeritata condanna a morte, fino al momento in cui Re Yama, sovrano del regno delle tenebre, esasperato dalle continue proteste, gli concede la grazia di ritornare nel luogo in cui aveva vissuto.

Certo di ritrovare la propria terra, la moglie, i figli e le concubine, Ximen Nao rifiuta di bere la consueta pozione che gli viene offerta per cancellare la memoria e liberarsi dal passato, dalle emozioni, dall’odio e dal desiderio di vendetta, e si incammina, altero e sprezzante, verso la sua nuova vita, riconoscendo, passo dopo passo, il villaggio e le strade in cui era vissuto e morto. Ma lo attende una sorpresa inattesa: Re Yama non è stato poi così generoso come sembrava e Ximen Nao, improvvisamente, si rende conto di non essere più il proprietario terriero che era, ma il neonato asinello del suo ex bracciante Lan Lian.

L’asino di Lan Lian è la prima di una catena di 50 anni di reincarnazioni, durante i quali Ximen Nao assisterà ai grandi cambiamenti storici della Cina con gli occhi di asino, toro, maiale, cane e scimmia, mantenendo intatti tutti i propri ricordi. Gli animali in cui egli si reincarna diventano così testimoni della riforma agraria, della nascita delle cooperative, della crisi economica degli anni ’60, della rivoluzione culturale, della revisione del socialismo e della caduta dell’economia collettiva, mentre Lan Lian, testardo e ostinato, resiste disperatamente a mantenere la propria terra, giustificando il rifiuto di metterla in comune addirittura con una citazione di Mao, che aveva dichiarato come la collettivizzazione dovesse avvenire volontariamente.

Solo alla fine di queste continue metamorfosi, Ximen Nao tornerà ad essere uomo, enfatizzando un tema spesso ricorrente nell’opera di Mo Yan, il sottile confine tra uomo e animale, e la facilità con cui il primo possa trasformarsi in bestia, e il secondo riesca talvolta ad esternare un comportamento umano.

Il rifiuto di Ximen Nao alla cancellazione dei ricordi e delle emozioni, contrastando la citazione buddhista in epigrafe secondo la quale solo rinunciando a brame e desideri sia possibile raggiungere l’armonia interiore, riveste la memoria, il senso della storia e delle proprie origini di ruoli simbolici, in cui il ricordo diviene necessità irrinunciabile, anche a costo di dolore e sofferenza, e la rievocazione storica si rivela essere l’unica arma utile a contrastare l’oblio, causato in questo caso da un governo affrettato di rinnovarsi, e da una società in cui il consumismo dominante diviene forza autodistruttiva.

Un grande romanzo, un interessante affresco storico contemporaneo, e un’affascinante lezione di vita.

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