Hamas

di Zaki Chehab (Laterza)
Storie di militanti, martiri e spie

Non mi occupo di politica internazionale, ma è vero che quanto accade nel mondo arriva a noi elaborato dalle varie correnti politiche, in una visione confusa e non conforme alla realtà. Per questo credo sia meglio non soffermarsi mai su di un’unica tendenza, e affrontare attualità e politica come fossero narrativa, poiché possono essere ugualmente sorprendenti.

Zaki Chehab è una della voci più temerarie del giornalismo di guerra. Nato e vissuto in un campo profughi libanese, risiede a Londra, dove lavora per Al Hayat ma anche per i media occidentali come CNN, BBC, The Guardian. Ha seguito per decenni in prima persona i maggiori conflitti dell’area mediorientale, dalle diverse Intifade al Libano, da Israele all’Iraq, da Gaza all’Afghanistan, osservandoli dal duplice punto di vista di arabo e di occidentale, con un resoconto eccezionalmente dettagliato, sufficientemente attendibile e non troppo di parte.

Divisa in nove capitoli, la storia di Hamas, il movimento di liberazione palestinese più discusso del mondo, dalla sua fondazione nel 1978 fino all’inattesa vittoria elettorale del 2006, è coinvolgente come un romanzo d’azione e misteriosa come una leggenda. Sorta sotto il nome iniziale di Raggruppamento Islamico come risposta alle correnti più rivoluzionarie dei Fratelli Musulmani, , l’organizzazione ha qualcosa di epico già nel ritratto del suo capostipite Ahmed Yassin, brillante, ambizioso e carismatico intellettuale, tetraplegico dalla gioventù a causa di un incidente e padre di 11 figli, leader spirituale e strategico di Hamas fino alla morte, avvenuta nel 2004 per mano israeliana.

Ad un inizio simile non può seguire altro se non un’incessante serie di colpi di scena, raccontati da Zaki Chehab con la forza e la suspance di uno scrittore di thriller e con un attento sguardo agli intrighi della politica e dei servizi segreti.  Considerato ufficialmente un movimento terrorista, Hamas è in realtà una complessa organizzazione strutturata a più livelli operativi in diversi contesti, dalla politica, alla sicurezza interna, ad una resistenza armata spesso brutale.

Spietati, arrivisti e geniali, i suoi militanti si mostrano al di là di ogni ipotesi: tenaci antagonisti della linea di Arafat, irriducibili avversari di un’Israele che considerano forza occupante ma implicitamente disposti ad una possibile intesa, determinati ad ottenere un riconoscimento internazionale, essi non sono i fanatici estremisti che sembrano ma personaggi d’alto livello,  ingegneri, medici, docenti universitari, detentori di backgrounds culturali e professionali da fare invidia a qualsiasi forza governativa occidentale.

L’autore narra le loro avventure in un alternarsi di vicende talvolta inverosimili, dove lotta ideologica e lotta armata imperano già dentro i confini di Gaza e Cisgiordania, incentivate dal collaborazionismo interno e dalle manovre, non sempre perfette e non sempre perfettamente leali, dell’intelligence israeliana. Scoprirete la storia di eroici combattenti, dei giovanissimi martiri e dei loro insuccessi e delusioni, di diabolici fabbricanti di armi e di esplosivi e progettisti di tunnels, gallerie e passaggi segreti, e dei leaders massimi di Hamas, esperti nell’arte del trasformismo e della fuga per evitare l’immancabile vendetta di Israele. Attentati spettacolari, inseguimenti hollywoodiani, omicidi programmati ed eseguiti a distanza tramite telefono cellulare o con sostanze chimiche… Tutto questo legato ad un’intricata rete di rapporti e complotti tra Libano, Siria, Iran e Palestina.

Zaki Chehab ha davvero raccontato Hamas come nessuno aveva mai fatto prima, rammentando che, lo si voglia o no, è una realtà di cui il mondo deve tenere conto. Leggete il suo libro, e vi renderete oltretutto conto come il confine tra realtà e fiction sia davvero molto labile.

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