La prova del miele

di Salwa al-Neimi (Feltrinelli)

Trovavamo il nostro ritmo, l’equilibrio tra la mia impazienza e il suo gustare lentamente il piacere.

Siamo convinti, noi occidentali, di vivere in una società mentalmente aperta, vantiamo la nostra presunta disinibizione, la nostra sensualità priva di barriere e di limitazioni, la nostra emancipazione sentimentale e fisica. Arriviamo a ritenere il resto del mondo assurdo e ottuso, e vorremmo poter esportare il nostro codice di comportamento, renderlo d’obbligo là dove il nostro sguardo non arriva. Ma non siamo altro che degli illusi.

Salwa al-Neimi nasce a Damasco e si trasferisce a Parigi per motivi di studio, dove inizia a lavorare per una biblioteca. Poetessa, scrittrice, giornalista, ostenta senza esitazioni la propria origine e la fede musulmana che, sommate all’ambiente multietnico francese e ad una sua innata vivacità intellettuale, forgiano in lei una personalità culturale unica e affascinante.

Fin da giovanissima legge, talvolta in segreto, i classici della letteratura erotica araba, rimanendone in parte stupita e in parte attratta dal punto d’unione tra la tradizione e la sessualità, un legame affatto limitativo ma concepito per valorizzare quel piacere fisico a cui tutti, in fondo, vorremmo saper arrivare senza l’ostacolo dei dubbi morali.

Portata per natura ad agire d’istinto, orientata più al desiderio e all’appagamento dei sensi che non alla riflessione, ai sentimentalismi, o alle false remore della borghesia, ella incontra, tra i molti, un uomo particolare al quale darà il nome di Pensatore. La loro relazione, dalle pagine di questo breve e insolito romanzo, si rivela forte, appassionata, intensamente carnale, ma profonda al punto da trasparire nella vita della scrittrice anche successivamente alla sua fine. Enigmatico e quasi filosofico persino nell’esprimersi della propria sessualità, il Pensatore introduce Selma in quel mondo di quei testi poetici e “proibiti” che ella aveva iniziato a conoscere da ragazzina.

Il libro si addentra molto oltre sia al romanzo puramente erotico, sia a quello che potrebbe apparire come il diario di una Anais Nin mediorientale. L’eros è ovviamente il tema portante, e la scrittrice, nella sua consapevolezza di donna moderna ma comunque legata alle tradizioni, affronta non solo le proprie esperienze, ma le pone a confronto con quella subdola dissimulazione che ha represso il significato erotico nel mondo arabo e ne ha occultato il valore nell’occidente. Seguendola nel suo percorso tra Parigi, Damasco e Tunisi alla ricerca di un’inedita visione dell’amore e del sesso scopriamo, tra citazioni letterarie di mistici e poeti e versetti del Corano, come l’Islam in realtà valorizzi il rapporto erotico in tutte le sue sfaccettature fisiche e intellettuali, arrivando a definire il piacere dell’estasi fisica un anticipo della felicità paradisiaca.

C’è chi porta in sè il ricordo degli animi. Io porto con me il ricordo dei corpi. Per quanto così definisca la propria sensualità, quasi priva di sentimento e legata soprattutto al rapporto fisico e carnale, dalle pagine dedicate al Pensatore traspare un amore caparbio, persistente, che lascia una traccia indelebile nella vita della scrittrice, riemergendo continuamente nelle sue riflessioni e nelle sue esperienze.

Invitata dal direttore della biblioteca a svolgere una ricerca proprio sui classici arabi dell’erotismo in previsione di un convegno che poi non avverrà, Selma rivive la sua storia attraverso di essi, accompagnandoci in un’avventura travolgente, dove, come è stato scritto dal mistico e filosofo Ibn ‘Arabi, la prova della dolcezza del miele è il miele stesso.

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