Poems from Guantanamo

I detenuti di Guantanamo
(Iowa University Press – Edizione italiana: EGA Editore/Amnesty Italia)

Premetto di non avere alcuna intenzione di addentrarmi in teorie di politica estera, di sicurezza internazionale o di diritti umani. Sapete tutti bene quale genere di luogo sia Guantanamo e cosa accada nel segreto delle sue mura, reti, sbarre, celle, serrature e catene. Di quale crimine siano poi colpevoli coloro che vi sono, o che vi erano, rinchiusi è tanto ignoto quanto irrilevante in quanto, colpevoli o innocenti che siano, non hanno mai goduto del diritto di un regolare processo.

I particolari riguardanti i metodi utilizzati per estorcere ai prigionieri confessioni o informazioni più o meno attendibili, li lascio immaginare a coloro che seguono i fatti di cronaca. E’ sufficientemente noto e palese che il trattamento inflitto agli ospiti di Guantanamo, per quanto possano essere presunti terroristi e criminali, superi ogni limite di crimine e terrore.

Premesse a parte, come è già accaduto in passato, repressione, violenza, detenzione e poesia si incontrano spesso. Privati di ogni diritto, costretti a vivere in condizioni moralmente inaccettabili, isolati dal resto del mondo, anche i prigionieri di Guantanamo hanno trovato nei versi una via d’uscita, e la riconquista di una dignità spezzata.

Quasi totalmente censurati o confiscati, alcuni tra i componimenti dei detenuti sono stati recuperati dall’avvocato americano Mark Falkoff, che è addirittura riuscito ad ottenerne il diritto di diffusione, quindi di traduzione e pubblicazione, poiché ai detenuti non era concesso di scrivere se non per motivi legali, e mai rivolgendosi, come può accadere in una poesia, ad una terza persona. I versi di 17 prigionieri, raccolti nell’antologia Poems from Guantanamo e pubblicati in Italia da EGA/Amnesty International, riescono, almeno in parte, a restituire ai prigionieri un’identità volutamente annullata.

Ovviamente, la traduzione dall’arabo, dall’urdu o dalle altre versioni originali, è stata eseguita rispettando il “livello di sicurezza”, sottoponendo quindi il testo a censura da parte del governo americano, ma possiamo sperare che i revisori non siano stati in grado di cogliere tutte le sfumature di disperazione, desiderio di giustizia, ironia o rabbia espresse nei versi. Gli autori sono in parte poeti improvvisati, in parte professionisti, ma in ogni caso la lettura riesce a portarci molto oltre ad un’esperienza estetica e letteraria, e anche le espressioni più semplici assumono un inquietante valore se si pensa in quale contesto siano nate.

Take my blood, take my death shroud and the remnants of my body scrive Jumah Al Dossari nel suo Death poem. Poco più di 30 anni, padre di una bambina, chiuso per 5 anni nel carcere cubano senza accusa nè processo, sottoposto a sevizie di vario genere e tenuto a lungo in isolamento, ha tentato di suicidarsi per 12 volte. Sami Al Haj era un giornalista di Al Jazeera. Arrestato nel 2001 e privato dei propri documenti, viene torturato sia prima che dopo il trasferimento a Guantanamo, con la presunta colpa di essere un corriere di Al Qaeda. In my despair I have no one but Allah for comfort, scrive nella sua poesia Humiliated in the shackles, arrivando a chiedersi How can I write poetry? Ma ricorda ai suoi carcerieri che They have monuments to liberty […] but I explained to them that architecture is not justice. Osama Abu Kabir, autotrasportatore, viene arrestato in Afghanistan dalle forze antitalebane, e consegnato ai militari americani. Uno dei motivi di detenzione è stato il suo orologio digitale, un modello che si suppone venga talvolta usato come detonatore dai membri di Al Qaeda. Nella sua poesa Is it true egli si chiede Is it true that the flowers will rise up in the spring? Is it true that the birds will migrate home again? Certo, è vero, e These are all miracles. But is it true that one day we’ll leave Guantanamo Bay?

A questo punto non possiamo fare altro se non sperare che questo giorno sia giunto davvero, e soprattutto che l’inferno di Guantanamo non rinasca, sotto altro nome e in un altro luogo. Leggete le poesie dei prigionieri e diffondete la loro voce, per evitare che tutto si ripeta. Il libro nella versione italiana è acquistabile direttamente da Amnesty Italia.

Advertisements

Comments are closed.