Essere Abbas Al-Abd

di Ahmad al-Aidy (Il Saggiatore)

Si chiama Abbas al-Abd, ed è, tra tutta la gente che conosco, l’unico a possedere un barattolo in cui colleziona code di lucertola, cosa che definisce un hobby innocuo.

Essere Abbas al-Abd è il primo romanzo di Ahmad al-Aidy, giovane scrittore egiziano, oltre che sceneggiatore, poeta, vignettista e grafico. Non so se qualcuno di voi lo ha incontrato alla recente Fiera del Libro di Torino, è un autore piuttosto enigmatico, affascinante ma sfuggente, non molto disposto a parlare di sè, e rappresenta l’attuale condizione degli scrittori egiziani, purtroppo spesso scarsamente riconosciuti, pubblicati con difficoltà, ancor più raramente tradotti o, talvolta, addirittura censurati e costretti al silenzio.

Ahmad al-Aidy però ce l’ha fatta, e la sua scrittura allucinata, delirante e fortemente sarcastica è la voce di una generazione culturalmente abbandonata alla deriva, incapace di affermarsi in una nazione ancora troppo ancorata al passato, una generazione condannata, come i pazzi e gli autistici, a parlare a sè stessa senza potersi imporre ma, per reazione, in grado di forgiare un linguaggio inedito, duro, sprezzante, composto dalle parole tronche, dai segni e dagli acronimi propri degli sms e delle email.

La follia, simbolo di questa gioventù intellettualmente senza fissa dimora, è il tema, o meglio l’ossessione, di questo romanzo breve e caustico, dove l’io narrante, un ventenne solitario, arrabbiato, scontroso, accanito fumatore e soggetto di una terapia psichiatrica sperimentale si muove con ritmi schizofrenici tra strade e centri commerciali, tra taxi e minibus, guidato dall’invisibile presenza di uno zio psicanalista e morbosamente attratto dalle fobie umane e di un amico, il migliore amico, Abbas al-Abd, appunto, l’amico capace di risolvere tutti i problemi, di trovare sempre le parole giuste, e di combinare al protagonista, senza preoccuparsi troppo se sia o no d’accordo, un “doppio appuntamento al buio”.

Il racconto si snoda con un linguaggio esasperato dalle frasi spezzate, costellate di segni grafici, si inoltra nell’intrico caotico delle strade de Il Cairo esplorando il folle mondo del “doppio”, addentrandosi nell’intimo di una personalità nevrotica e ridotta in frammenti, costretta a decostruirsi per sopravvivere all’inesorabile scorrere del tempo, dipingendo a tinte abbaglianti il ritratto dei ventenni d’Egitto.

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