Il giorno prima della felicità

di Erri De Luca (Feltrinelli)

Guardai in su: dietro i vetri di una finestra del terzo piano c’era lei, la bambina che cercavo di sbirciare. Era al suo posto, la testa appoggiata sulle mani. Di solito guardava il cielo, in quel momento no, guardava giù. Dovevo continuare e continuai.

Ma alla fine, la bambina scenderà dal terzo piano, incarnando nella sua completezza la passione, la dolcezza e la follia di questa Napoli orgogliosa e poetica, altera e coraggiosa, ritratta con quella mastria di artista e guerriero sempre presente nella scrittura di Erri De Luca, che sia un romanzo, una poesia, o un testo sacro dell’ebraismo affrontato nella sua stesura originale e tradotto in italiano. Il risultato è sempre eccezionale, le parole scorrono, chiare e roventi come pietre desertiche, sobrie ed essenziali ma capaci di ritrarre la storia di un’epoca, di una vita, di un popolo.

Tanto forte quanto breve, Il giorno prima della felicità è il ritratto di Napoli attraverso la voce di un io narrante anonimo, un orfano nato nel 1943, quando la città, in tutto il suo fascino anarchico e ribelle, insorge e si libera dagli occupanti tedeschi prima ancora che arrivino gli americani. Una Napoli diametralmente opposta alle cronache di Gomorra, una Napoli che, ovviamente, lo Smilzo, il piccolo orfano capace (proprio come Erri De Luca) di arrampicarsi ovunque vi sia un’altezza da raggiungere, non conosce ancora, ma che si delinea ai suoi occhi attraverso le storie narrate da don Gaetano, padre adottivo, eroe, scrittore, conoscitore dei segreti della città e dei pensieri dei suoi abitanti.

Questa Napoli inedita, rivelataci da don Gaetano, è una città antichissima e, come Gerusalemme, straordinaria, superba e combattiva, ama la monarchia ma rifiuta ogni governo, è custode di grotte e anfratti che offrono rifugio alle vittime delle persecuzioni, è ricca di contraddizioni ma possiede una dignità inattaccabile, trova il coraggio di scendere nelle strade, quelle strade dove il mare a volte non è visibile ma è sempre presente nell’aria, e di trasformarsi in una trappola per il nemico.

Le parole di don Gaetano, pronunciate non nell’italiano da scrittore ma nella lingua bella e romanzesca della gente di Napoli, insegnano la vita al ragazzo orfano, sanno donargli un’identità e un’appartenenza, trasmettergli l’arte di capire gli altri, di riconoscere la passione e l’amore, di scoprire il vero cuore di una città e della sua gente. Consapevole di questa immensa eredità, lo Smilzo diventa adulto, e con lui la bambina del terzo piano, divenuta donna folle e ardita, capace di comandare ai sogni come solo i bambini sanno fare, forte e fragile nello stesso tempo, e ritornata a segnare il destino di lui con il sangue e il dolore ma anche con quella felicità che non si conquista e non si guadagna ma arriva, se arriva, improvvisa e travolgente come un regalo.

Nato a Napoli nel 1950, Erri De Luca, ex militante di Lotta Continua, ha vissuto tra l’Africa e la Francia svolgendo diversi mestieri, ed ha studiato l’ebraico da autodidatta fino a divenirne un esegeta. Scrittore, traduttore e poeta, giornalista e opinionista de Il Manifesto, ma anche alpinista di alto livello, rappresenta lui stesso lo spirito di questa città incompresa e straordinaria.

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