L’ingegnere in blu

di Alberto Arbasino (Adelphi)

La sera, talvolta, l’Ingegnere in blu sedeva reticente a tavolate romane più ampie e vocianti al Bolognese o nei paraggi di via Ripetta all’aperto, o da Carlo in Trastevere, con Moravia e Morante e Attilio Bertolucci, i due Guttuso, i due Piovene, talvolta Bassani e Carlo Levi.

Ironico e multiforme come sempre, Alberto Arbasino, uno dei nostri grandi autori del Novecento, dipinge nelle pagine di questo libro un’immagine policroma e indubbiamente realista dell’amico e maestro Carlo Emilio Gadda, lo scrittore e ingegnere milanese più eccentrico, incompreso e commentato della letteratura italiana. Ammiratore dell’ecletticità, della grande cultura e dell’originalissimo stile letterario di Gadda, Arbasino ha ottenuto, insieme a Pasolini, Testori e forse pochi altri, il meritato titolo, peraltro creato da lui stesso, di “nipotino” dell’Ingegnere: un gradito “regalo” letterario per l’autore de La cognizione del dolore, celibe convinto e irremovibile.

Considerato dalla critica solo un umorista troppo eccentrico e complicato, Gadda si era trovato, negli anni Cinquanta, con un gruppo di giovani scrittori “sperimentali” al seguito tra i quali Arbasino, al primo posto, ereditò in parte lo stile colorito e ricco di giochi filologici, in parte l’avversione per il conformismo intellettuale dell’epoca.

Il risultato di questo lavoro, conseguenza di un lungo rapporto di amicizia intellettuale e umana ed ottenuto dalla rielaborazione di tutto ciò che Arbasino scrisse riguardo a Gadda fin dagli anni Cinquanta, è un originale, insolito e straordinario ritratto di uno dei personaggi più sconosciuti e particolari della nostra cultura. Con uno stile e un lessico degni di Gadda stesso, Arbasino si muove rapido tra memorie, aneddoti, curiosità, pettegolezzi, citazioni, stralci di dialogo, ricostruendo non solo la figura dello scrittore, ma dell’intero arco di tempo trascorso tra le due guerre fino agli anni Cinquanta in una Roma intellettuale e mondana, la Roma della Dolce Vita e dei caffè letterari.

Dalla filosofia alla psicanalisi, Arbasino percorre, racconta e analizza il mondo culturale e le divagazioni letterarie di Gadda, l’avversione per Foscolo, la curiosità per le ambigue relazioni tra Pascoli e le sorelle, l’ammirazione per Carducci e per il Manzoni romanziere, la bella autoidentificazione con la figura semplice e sobria di Don Abbondio. Fino al momento in cui, attraverso lo scorrere delle pagine, ci renderemo conto che, oltre all’inedita biografia di Gadda, Arbasino ha raccontato tra le righe anche la sua stessa storia, le sue memorie e le sue passioni, la sua ironica nostalgia e la sua critica acuta e pungente.

Un testo non facile da affrontare a causa delle continue stravaganze lessicali ed esistenziali, ma importante per comprendere un’epoca culturale che ha lasciato tracce profonde e per avvicinarsi alla personalità di uno, o meglio due grandi scrittori italiani non sufficientemente capiti nè apprezzati.

 

 

 

 

 

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