Il battello per Kiev

di Alberto Vigevani (Sellerio)

Se la natura è il libro degli dei, in cui si realizzano le loro idee, i libri sono il sedimento tangibile, la concrezione fisica delle idee degli uomini. Del resto, non importa. Ciò che veramente conta non possiamo spiegarlo.

 

Anche ne Il battello per Kiev, romanzo inedito di Alberto Vigevani, scritto tra gli anni ’60 e ’70 e pubblicato recentemente da Sellerio, il protagonista è un libraio antiquario, un personaggio straordinario e fortemente autobiografico, un uomo che osserva il mondo e la vita attraverso il caleidoscopico punto di vista dei libri.

Quando lo incontriamo, Stephen Jacobi è anziano e ormai prossimo alla fine. La tragica morte della moglie Eva ancora giovane, la fine della relazione d’amore e di affari con la socia Benny, le poche speranze che il medico gli ha lasciato riguardo alle sue condizioni di salute, lo hanno portato a vivere di tristezza e di ricordi, con l’impressione che la sua vita ormai abbia perso ogni significato.

Poi, quando all’improvviso arriva la lettera di un collega italiano che annuncia, con aria misteriosa, la possibile vendita di una celebre biblioteca di Firenze, l’irresistibile richiamo dei libri risveglia Stephen dalla sua apatia, convincendolo a partire per l’Italia, fosse anche l’ultima avventura da vivere. In realtà la biblioteca, attorniata da troppi pretendenti, si rivela una preda difficile, inconsistente e illusoria, ma ad una cena organizzata in suo onore, Stephen incontrerà Violante, giovanissima e totalmente insensibile al fascino dei libri, ma inconsapevolmente capace di restuirgli quell’entusiasmo e quell’innocenza ormai dimenticati da tempo.

Il romanzo si svolge tra Londra, Parigi e Firenze, le città che insieme a Milano hanno costruito il mondo di Alberto Vigevani, che ha creato in Stephen Jacobi un personaggio, forse un alter ego, eccezionale e indimenticabile.

Narratore, poeta, bibliofilo, collezionista, editore, Alberto Vigevani, singolare personaggio della cultura italiana, nasce a Milano nel 1919, dimostra un carattere anarchico e ribelle ed una grande passione per la lettura, che lo porta, ancora giovane, a scrivere ed a lavorare per il teatro e per il cinema.

Dapprima entusiasta del regime fascista, ne sosterrà l’opposizione dopo la promulgazione delle leggi razziali e, a causa delle sue origini ebraiche, dovrà rinunciare a proseguire gli studi universitari in Italia. Nel 1941, dopo un tentativo fallito di emigrare negli Stati Uniti, apre insieme al fratello la libreria antiquaria Il Polifilo, affiancata in seguito dalla casa editrice, punto di riferimento dei collezionisti e degli intellettuali del Novecento milanese.

Insieme a Luciano Anceschi, Raffaele De Grada, Ernesto Treccani e Vittorio Sereni fonda il movimento e la rivista Corrente, e nel 1943 pubblica il suo primo romanzo, Erba d’infanzia,  presso l’editore Parenti di Firenze. Rifugiatosi a Lugano durante gli ultimi anni della guerra, torna in Italia nel 1945, iniziando la sua attività di scrittore, oltre che antiquario ed editore. Gli scritti di Alberto Vigevano sono comparsi su L’Avanti, Il Corriere della Sera, Il Giornale, La Repubblica, La Stampa e il Sole 24ore.

Il suo archivio, depositato presso l’Università Statale di Milano, contiene la corrispondenza avvenuta con i più grandi nomi della cultura del Novecento: Bacchelli, Bo, Einaudi, Gadda, Montale, Montanelli, Spadolini, solo per citarne alcuni. Alberto Vigevani muore nel 1999. Purtroppo, nel suo stesso paese, non è conosciuto come dovrebbe essere. Leggetelo: oltre alle raccolte di liriche e racconti, ogni sua opera è un autentico viaggio nella nostra cultura.

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