Il re della pioggia

di Saul Bellow (Mondadori)

Perché ho fatto questo viaggio in Africa? La spiegazione non è semplice. Le mie cose andavano sempre peggio, e a un certo punto erano diventate un viluppo inestricabile. Se ripenso alla mia situazione all’età di 55 anni, quando comprai il biglietto, vedo solo dolore.

Saul Bellow, premio Nobel per la letteratura nel 1976, nasce in Canada nel 1915 da genitori ebrei russi, e cresce a Chicago, luogo che spesso diverrà sfondo delle sue opere. Personaggio inquieto, dalla vita sentimentale intensa, è stato capace di ritrarre l’evoluzione di una società soffermandosi particolarmente sulle situazioni di disagio o di emarginazione della pluralità americana. Gli eroi dei suoi romanzi sono vittime del degrado sociale, grotteschi o folli, insoddisfatti o disonesti, malinconici o perdenti. La sua realtà non è quella del sogno americano, ma dell’inesorabile fallimento di esso.

Autore di una dozzina di romanzi, raggiunge la notorietà in Europa soprattutto con Herzog, mirabile ritratto di un brillante intellettuale, Moses Herzog, depresso, seduttore, e fallito sotto molti aspetti, che passa la vita fuggendo di città in città e scrivendo lettere a persone vive e morte che mai spedisce.

Similmente a Herzog, anche Il re della pioggia è la storia di una fuga, raccontata in prima persona da Eugene Henderson, multimilionario americano, laureato, reduce e decorato al valore, che all’età di 55 anni lascia mogli, amanti e figli e parte per un viaggio in Africa con un biglietto di sola andata. Abbandonati gli amici con cui è partito, inizia il suo percorso a piedi in compagnia dell’indigeno Romilayu, amico e compagno che lo trarrà fuori da ogni situazione difficile di un’avventura dalle atmosfere conradiane, dove l’Africa si colora di toni irreali e fantastici, raccontata da Henderson come un dialogo interiore dai risvolti psicanalitici, ricco di riflessioni, divagazioni, ricordi.

Con le sue situazioni paradossali, l’Africa diviene per Henderson è un regno di allegorie, ed egli stesso si trasforma in un eroe dell’assurdo, una sorta di capitano Achab della foresta, fuggito senza convinzione da una vita materialista, noiosa e infelice alla ricerca di una verità semplice e primordiale, e il suo viaggio si trasforma in un evento tanto comico quanto satirico e corrosivo. La sua danza improvvisata a cui farà seguito un acquazzone gli varrà il titolo di Re della pioggia da parte del popolo locale, segnerà il culmine dell’avventura di Henderson, che a quel punto decide di scrivere una lunga e improbabile lettera alla moglie, colma di promesse e progetti per il futuro, e di ritornare.

Ma in realtà la rivelazione di tutta questa lunga strada, più simile ad un nuovo inizio che ad una conclusione, avverrà proprio durante il volo del ritorno, quando, in compagnia del cucciolo di leone e di un bambino orfano in viaggio da solo, Henderson per la prima volta riuscirà a percepire la vicinanza della felicità. Non ci è dato ovviamente di sapere se riuscirà a raggiungerla.

Un capolavoro. Ma, come è giusto che sia, non è una lettura facile.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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