Shakespeare scriveva per soldi

di Nick Hornby (Guanda)

Il problema della lettura è che non finisce mai.

Nick Honrnby, scrittore e saggista inglese, è nato nel 1957 a Redhill, l’area esterna di Londra. Ha studiato a Cambridge e, dopo avere svolta la professione di insegnante per alcuni anni, ha intrapreso la strada della narrativa.

Pubblicato nel 1992, il suo primo romanzo, Febbre a 90°, un’autobiografia raccontata attraverso le partite dell’Arsenal, la squadra di cui egli è tifoso, raggiunge in breve tempo un notevole successo.

Nel 1996, Hornby vince il Writer’s Guild Award con Alta fedeltà, un romanzo ricchissimo di citazioni musicali, il cui protagonista, Rob Fleming, e i continui fallimenti sentimentali e sociali di lui e degli amici, riflette con sincera ironia la generazione della postmodernità: giovani che si rifiutano di diventare adulti per poter continuare a vivere ogni esperienza come se fosse la prima volta, senza il peso della responsabilità.

In questo singolare “diario di lettore” dal significativo titolo di Shakespeare scriveva per soldi, Nick Hornby lascia momentaneamente l’identità di scrittore, per passare dall’altra parte del libro. La sua non è semplice critica, forse anche in virtù del fatto che raramente chi scrive arrivi a criticare i suoi colleghi, ma una serie di vivaci e interessanti suggerimenti di lettura, legati tra di loro da quella catena ininterrotta, caratteristica di ogni scelta letteraria.

Secondo Nick Hornby una lettura tira l’altra, ed egli ci accompagna nei labirinti della sua libreria personale regalandoci non solo preziosi consigli ma anche tutti quei dubbi e quelle riflessioni proprie di un lettore appassionato. Partendo dall’impossibilità per un lettore di seguire una lista prestabilita a causa delle inevitabili deviazioni causate dalla lettura stessa, egli segue un percorso eterogeneo e arduo, da autentico free climber della letteratura, passando dai classici ai saggi, dalle novità alle opere d’esordio, dalla graphic novel alla poesia, dai libri per l’infanzia fino al cinema e alla musica.

Talvolta prende riferimento dai saggi firmati da nomi illustri, ai grandi scrittori che a loro volta parlarono di altri scrittori, come è il caso di Henry Miller, Norman Lewis e persino Dickens citati da George Orwell, ma non si lascia mai convincere dalla critica ufficiale. La lettura è qualcosa di molto personale, da scegliere, iniziare, interrompere, lasciare e riprendere secondo le proprie emozioni e sensazioni. Se un romanzo appare opprimente, inaffrontabile, non vi è nulla di male nel lasciarlo perdere, altrimenti, dichiara Hornby, “finiremmo sommersi dai libri”.

Lui stesso racconta che, addirittura, durante i Mondiali di calcio era stato capace di “non leggere” per quasi un mese.

Leggere è un’attività che appartiene allo spirito, e come tale prende forma dai nostri stati d’animo, dalla nostra vivacità intellettuale. Chi segue un elenco di opere senza mai deviare da esse perde gran parte, se non tutto, del fascino di quello splendido e ininterrotto viaggio che, senza dover muovere un passo, solo la letteratura può regalarci.

Advertisements

Comments are closed.