I figli della libertà

di Marc Levy (Rizzoli)

In quel campo di stoppie mio fratello ed io eravamo e per sempre siamo stati due figli della libertà, smarriti tra 60 milioni di morti.

Nato nel 1961 a Parigi, Marc Levy, prima di essere ciò che è oggi, ha lavorato nel settore umanitario ed ha diretto per anni uno studio di architettura negli Stati Uniti. Poi, dopo il suo primo romanzo, tradotto in oltre trenta lingue e noto in Italia con il titolo di Se solo fosse vero, ha proseguito con notevole successo nella sua carriera di scrittore.

La scrittura di Marc Levy è piacevole, i suoi intrecci narrativi hanno spesso origine da situazioni reali che si sviluppano nel corso della storia con un coinvolgente mix di fantasy, thriller e romanticismo tale da attrarre un’eterogenea varietà di lettori.

Nel 1943 il padre di Marc Levy, Raymond, si trovava a Tolosa, all’epoca popolata da una forte e policroma comunità di stranieri, lavoratori, artigiani, commercianti, giunti dalla Germania e dall’Europa dell’Est alla ricerca di un luogo dove vivere liberi. Ma la Francia cede sotto l’occupazione nazista, e le leggi razziali vengono messe in atto anche in questa terra.

Il 21 marzo 1943, a 18 anni, Raymond Levy saluta il padre, forse non completamente conscio che sia l’ultima volta, e sale su di un tram verso una destinazione ignota. Da quel giorno, con il nome di battaglia di Jeannot, entra nella 35a Brigata partigiana, comandata da Marcel Leger, e la sua stessa esistenza si trasforma in sacrificio e lotta. I figli della libertà hanno tutti meno di 20 anni, sono ungheresi, polacchi, spagnoli, romeni, francesi, italiani, in gran parte ebrei, si trovano costretti a sopravvivere in un mondo sopraffatto dall’odio, e la storia di Jeannot, pur mantenendo i dettagli propri del romanzo storico, è una storia di paura e di speranza, di tristezza e di amore.

Jeannot e il fratello Claude imparano a difendersi e a resistere, a usare le armi ed a costruire ordigni esplosivi fuggendo un istante prima della deflagrazione, conoscono la violenza e la repressione, l’ipocrisia e il tradimento, l’ingiustizia della legge e il desiderio di vendetta. Imparano a uccidere. Dopo la condanna a morte e l’esecuzione di Marcel Leger, il loro attivismo diviene frenetico, ossessivo, costellato da rischi estremi, i ragazzi sanno che la morte li aspetta ma non si arrendono. E’ la Resistenza.

Seguono un codice rigoroso, che vieta loro di mettere in pericolo civili innocenti, nelle persone che incontrano trovano talvolta la diffidenza, l’indifferenza o la falsità, ma spesso anche la solidarietà e il coraggio. Di regola non devono avere relazioni sentimentali all’interno del gruppo per evitare problematici coinvolgimenti, ma in realtà, nonostante tutto, riescono ancora ad amarsi e a vivere rari attimi di felicità, sebbene spesso il loro sia un amore destinato a soccombere.

La storia di Jeannot e della 35a Brigata è drammatica, le scene dell’estrema violenza subita dai ragazzi sono forti, impressionanti, ma, nella sua poetica semplicità, egli non smette di sognare, di innamorarsi, di sperare che un giorno, come dirà Claude, tornerà la primavera.

E arriverà, infine, questa primavera, con lo sbarco degli Alleati, mentre Jeannot e Claude, chiusi nel buio della carrozza di un treno merci, viaggiano verso qualche campo di sterminio, sulle tracce di una dominazione tedesca ormai sgretolata. Della Brigata non è rimasto molto, e l’ultima morte alla quale Claude e Jeannot assisteranno sarà quella di Samuel, avvenuta appena qualche istante dopo essere riusciti ad evadere dal fondo del treno. Prima di morire, però, Samuel riesce a strappare al compagno Jeannot una splendida promessa: che i suoi figli, un giorno, raccontino questa storia a tutto il mondo, la storia della Resistenza francese, in tutta la sua bellezza di nostalgia e verità.

Nel 1984, Raymond Levy viene decorato con la Legion d’Onore per il suo impegno nella 35a Brigata Partigiana. Non aveva mai parlato di Jeannot al figlio che, oltre dieci anni dopo, pubblicherà I figli della libertà. Una storia splendida nella sua realtà, e forse non lontana da quella che oggi, altri giovani, in altri luoghi, nel nome della libertà stanno ancora vivendo.

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