Dolore fantasma

di Arnon Grunberg
(Istar Editore)

Il bambino che avevano concepito sono io, Harpo Saul Mehlman.
Sono il risarcimento di un danno impossibile da risarcire. 

Nato in Olanda nel 1971, Arnon Yasha Yves Grunberg, scrittore dal genio anarchico e sovversivo, non è dissimile dai personaggi che è stato capace di creare e costituisce, soprattutto in Olanda e Germania, un vero e originale fenomeno letterario, una sorta di Holden salingeriano vivo e reale. Dopo un esordio avvenuto da giovanissimo con la firma di Marek Van Der Jagt, diviene immediatamente un autore di culto, e romanzi come Lunedì blu, Il rifugiato o Il Messia ebreo si sono trasformati subito in miti della narrativa internazionale. Dopo la scoperta, da parte di un letterato italiano, della vera identità di Marek Van Der Jagt, egli pubblicherà una sua opera “postuma” presentata da Arnon Grunberg in persona, che successivamente ne prenderà il posto.

La scrittura di Arnon è bruciante, il suo umorismo sfuma in disperazione e sconfina nella follia, la sua satira, dietro il velo ironico, assurdo e divertente, appare caustica e nichilista, i colori forti, abbaglianti e le emozioni intense fino a divenire insopportabili sono caratteristiche dell’ebraismo yiddish frammisto ai ritmi underground e jazzati delle grandi città americane.

Io narrante di Dolore fantasma è Harpo Saul Mehlman, il “risarcimento”, figlio di Robert, uno scrittore a dir poco fallimentare e nipote di un “campione di tennis” in realtà tragicamente squalificato. Per una serie di circostanze grottesche, Harpo Saul si ritrova ad un certo punto della sua vita ad aprire e leggere una valigia colma di lettere scritte dal padre e che ne costituiscono la delirante autobiografia. Robert Mehlman è un avventuriero, vive di espedienti e sotterfugi, egocentrico e smoderatamente edonista, tanto affascinante quanto ingannevole, romantico quel tanto che basta per avere sempre compagnia ma senza coraggio sufficiente per lasciare la moglie psichiatra, esasperata dalle sue menzogne e dai suoi abissali debiti.

In un’atmosfera vagamente surrealista avviene l’incontro di Robert con Rebecca, ricercatrice in un museo, avvicinatasi con un sotterfugio a colui che crede essere un celebre scrittore con l’intento di “passare una bella serata”. Procedendo da questa piccola e apparentemente noiosa avventura, evento dopo evento la vita di Robert si stravolgerà completamente, toccando momenti paradossali, fino ad un complicato periodo di trionfo letterario e alla successiva decadenza finale. Vagando per alberghi e sale da gioco in compagnia di Rebecca, tra notti passate nei caffè, telefonate furtive alla moglie e carte di credito bloccate dai debiti, Robert accetta, più per necessità che per convinzione, di scrivere un libro di cucina “ebraico-polacca” per un editore tedesco.

Fantasioso e imbroglione come sempre, egli riesce ad estorcere ad una ricca signora di origine polacca non solo le ricette ma anche un consistente aiuto economico, con l’inatteso risultato che il suo volume dedicato alla cucina “dopo Auschwitz” rimarrà un best seller per lungo tempo e lui, insieme a Rebecca, inizierà un lunghissimo tour di presentazioni e conferenze fino a sfociare in un’intermittente follia. E proprio in una di queste intermittenze nascerà Harpo Saul.

Il racconto di Arnon è costruito a periodi brevi, staccati, a volte incoerenti. Con freddezza spietata non risparmia nulla alla follia dei protagonisti, occultando abilmente il dramma e la disperazione dietro un succedersi di vicende apparentemente divertenti, ma dove infine l’illusione non concederà alcuna speranza.

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