Lo scrittore fantasma

di Philip Roth 
(Einaudi)

Io prendo le frasi e le giro. Questa è la mia vita. Scrivo una frase e la giro. Poi la guardo e la giro di nuovo. Poi vado a pranzo. Poi torno qui e scrivo un’altra frase. Poi prendo il tè e giro la frase nuova. Poi rileggo le due frasi e le giro tutt’e due. Poi mi sdraio sul sofà e rifletto. Poi mi alzo, le cancello e ricomincio da capo.

Non starò a presentarvi di nuovo Philip Roth, che qui, nelle mie pagine avete già incontrato più di una volta (e che non dovrebbe comunque avere bisogno di presentazioni) per introdurre quello che è uno dei suoi capolavori, forse non tra i più noti ai lettori italiani, ma riproposto qualche anno fa da Einaudi in una nuova traduzione.

Nel suo fascino di mistero e contraddizione, Lo scrittore fantasma è l’opera con cui il grande autore americano, nel 1979, celebra l’ingresso in scena di Nathan Zuckerman, uno tra i più grandi personaggi letterari del Novecento, e suo alter ego “virtuale”. In questa “secondlife” narrativa ideata da Roth, che proseguirà attraverso altri sette romanzi, incontriamo Nathan ventitreenne, brillante e promettente scrittore agli esordi, artista incompreso dalla famiglia e perdutamente appassionato dalla letteratura, oltre che della bellezza femminile. 

Una passione estrema, che nelle pagine del romanzo, ricche di sensualità, malinconica ironia e splendide scenografie come accade solo nella letteratura ebraica, si trasforma in una storia sospesa tra realtà e allegoria, dove i protagonisti, incastonati in una trama dalle sfumature intrise di suspance, non sono “semplicemente” nati dalla fantasia di Philip Roth, ma di questa straordinaria letteratura sono il ritratto vivente, dipinto in tutte il suo alternarsi di toni oscuri e sgargianti.

Solitario e scontroso, volutamente confinatosi in un angolo di campagna selvaggia e quasi irraggiungibile, Emanuel Isidore Lonoff si presenta allo sguardo incantato di Nathan in tutta la sua elegante decadenza, condivisa con una moglie ansiosa ed esasperata. Lo scrittore che “prende le frasi e le gira” vivendo da eremita, e che rappresenta per Nathan la sacralità del genio letterario, è l’ombra di Bernard Malamud. Ugualmente ironico e solitario, amico di Roth nel modo in cui due scrittori possono essere amici, ricomparirà in vesti reali in un incontro che Roth stesso narra in Chiacchiere di bottega.

Dietro al secondo ritratto di scrittore presente nel romanzo,  Felix Abravanel, si nasconde Saul Bellow, del quale Nathan e Lonoff parlano come di un personaggio pittoresco, narratore di sogni e tentazioni, divorato egli stesso da passioni dominanti che si materializzano nelle diverse compagne, mogli o amanti, di cui si circonda. Ma, come scoprirete nel corso del romanzo, neanche Nathan e Lonoff stesso, del resto, si dimostraranno, indifferenti alle avventure, limitandosi se mai ad immaginarle qualora non abbiano la possibilità viverle.

La storia, anche nell’impenetrabile serietà letteraria in cui si svolge, tra le mura della casa di Lonoff, dove Nathan è costretto a trattenersi una notte a causa di una tempesta di neve, rivela infatti un’inattesa svolta passionale causata dalla conturbante presenza di Amy Bellette, un’allieva dello scrittore, anch’essa promettente scrittrice, temporaneamente da lui assunta con il ruolo di archivista. Detentrice di una bellezza innocente e maliziosa al contempo capace di provocare senza troppe difficoltà, le fantasie e i desideri di Nathan, Amy porta in sè un segreto che infonde un’atmosfera thriller a tutto il romanzo: ella potrebbe essere, ma non ne avremo mai la certezza nè la smentita, Anna Frank sopravvissuta allo sterminio nazista, divenuta inconsapevolmente, come sognava di esserlo, una scrittrice famosa, e incapace di rivelare al padre la sua vera identità in quanto ormai inesorabilmente catturata dall’irresistibile possibilità di ricominciare una nuova vita.

Bellissime le pagine in cui la ragazza rilegge il proprio diario, divenuto un best seller, e comprende che, perché esso abbia sempre lo stesso effetto sui lettori, lei sia obbligata a rimanere per sempre “morta”, vittima della follia storica e del razzismo, mantenendo in questo modo il diritto di vivere un’esistenza almeno apparentemente normale. Non ci sarà dato di sapere se ella sia veramente Anna o soltanto un’identità inventata dalla sua fantasia per ammaliare e conquistare anima e corpo di Lonoff, un intento nel quale riuscirà sebbene solo in parte, provocando la gelosia della moglie, e scomparendo all’improvviso dalla vita di Nathan così rapidamente come era giunta.

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2 responses to “Lo scrittore fantasma

  1. Condivido in pieno la tua motivazione per la lettura, che dà il titolo al blog (e che mi pare molto giusta anche per la scrittura, quindi si potrebbe dire per la letteratura? ), e ora sono davvero contenta di aver acquistato questo libro, (che a questo punto attendo con ansia avendolo acquistato on line..), il cui fascino trapela oltre il titolo e che ritrovo fedelmente specchiato nella tua recensione
    🙂
    Elena

  2. Cara Elisa,

    ho letto la tua recensione su questo libro. Mi fa piacere. Pensa ce l’ho in una edizione con la copertina nera, da Bompiani. E’ sicuramente passato un secolo…. Comunque è un bel libro, ma non è il mio preferito di Philip Roth. C’è di meglio: “La Mammella”, ma lo hanno ritradotto come “Il seno” oppure “Ho sposato un comunista” e in tempi recenti “Il complotto contro l’America”. Straordinario il personaggio dello zio e soprattutto una sua battuta: “Quel pomposo figlio di puttana, sa tutto. Peccato che non sappia altro”. Geniale! Ciao Ciao
    Shaul