Chicago

di ‘Ala Al-Aswani (Feltrinelli)

Gli indiani hanno abitato per decenni a Chicago, sulle sponde del lago Michigan, coltivando cipolle, pascolando bestiame e vivendo in pace la loro vita. Fino al 1673, quando da quelle parti sono approdati un esploratore nonché cartografo di nome Louis Jolliet e il suo accompagnatore Jacques Marquette, un gesuita francese. I due uomini scoprirono Chicago, dove ben presto affluirono migliaia di coloni che le si avventarono addosso come formiche su un barattolo di miele. Nei cento anni che seguirono, i bianchi misero in atto uno sterminio di dimensioni colossali in ogni angolo d’America e uccisero tra i cinque e i dodici milioni di pellerossa.

Dopo averci accompagnati, tra amore e guerra, nel piccolo mondo policromo, tragico e allegro di Palazzo Yacoubian, il libro che nel mondo arabo è giunto secondo in classifica solo dopo al sacro Corano, ‘Ala Al-Aswani, il dentista-scrittore del Cairo, è tornato ancora una volta ad incantarci ed a raccontare la verità della vita nelle sue mille sfaccettature di ipocrisia, corruzione e miseria, con la sua scrittura nitida, affascinante e diretta, priva di quelle metafore usate generalmente dagli autori che affrontano temi e drammi di ispirazione politica.

La struttura narrativa è riconoscibile, le trame scorrono sempre in parallelo, spesso si toccano, talvolta si intrecciano, alternandosi in brevi frammenti lasciati volutamente in sospeso e ripresi in seguito con un effetto di suspance ritmico e vivace, anche nelle scene più tragiche. Se Palazzo Yacoubian, il romanzo trasformato in un film e in una serie televisiva trasmessa da Al Jazeera, ritraeva magistralmente la società egiziana degli anni ’30 attraverso le voci eterogenee degli abitanti del famoso palazzo del Cairo, Chicago, abbastanza similmente, trasforma in un microcosmo la facoltà di medicina dell’Università dell’Illnois, dove l’autore stesso ha vissuto e studiato.

Attorno al grande istituto universitario, si diramano le storie di personaggi dalle origini e identità differenti, e appartenenti ad ogni classe sociale e ideologia. Instancabili ricercatori ed emeriti docenti, uomini d’affari e prostitute, ambigui uomini politici e addetti ai servizi segreti entrano ed escono di scena continuamente, affrontando e rappresentando temi molto più ampi e complessi: il rapporto tra Islam e occidente, le disastrose conseguenze anche psicologiche dell’11 settembre, la vita degli immigrati egiziani in America, i contrasti interni al mondo arabo, la legge coranica, talvolta reinterpretata per assecondare i propri fini, la condizione spesso inequa della donna giustificata con ipocrisia da un’osservanza religiosa “adattata” ai fini personali.

Nonostante lo splendore del sogno americano, la cui evanescente realizzazione coinvolge tutti i protagonisti delle storie concentriche di Al-Aswani, gli egiziani di Chicago assistono, con terrore, disperazione, o rassegnata apatia, al declino dei loro ideali e all’infrangersi delle loro speranze. Spesso sono vittime di un sistema corrotto e violento dalla doppia e ambigua identità, egiziana e americana, che si rivela alla fine ugualmente subdola e tirannica, come nel caso di Naghi Abd Al Sarad, la “voce fuori campo” del romanzo, che, nella speranza di liberare il suo paese dalla tortura e dalla repressione, finirà per essere incarcerato e seviziato dai servizi segreti americani con un’accusa di associazione terroristica completamente infondata.

Nel complicato svolgersi del destino di ognuno, l’autore tocca ogni passione, miseria e nobiltà dell’animo umano, amplificati dal contrasto tra origini e desideri, tra essere e divenire. Dalla storia d’amore tra Shaima e Tareq, l’una tormentata dal timore del peccato l’altro dall’incertezza dei sentimenti, al disperato rimorso di Muhammad Salah per aver lasciato, trent’anni prima, la patria e la donna che amava, al triste dramma dell’unica figlia di Ra’fat, al breve, impossibile e struggente amore tra Naghi e l’ebrea americana Wendy, all’umiliazione di Carol, la nera compagna del brillante ed eccentrico docente John Graham, e di Marwa, la moglie del subdolo Danana, leader fuori corso degli studenti egiziani… Tutti vivono brevissimi momenti di gioia, reale o apparente, che divampa rapida e si spegne in scintille e cenere.

Nel momento in cui viene preannunciata la visita dell’ambasciatore egiziano a Chicago, dando il via al temibile meccanismo del sistema di sicurezza, l’Egitto racchiuso nel cuore di un’America spaventata, spesso immotivatamente, dal terrorismo si rivela, nelle parole di al-Aswani in tutta la sua realtà di ipocrisia, sottomissione, violenza, bellezza, desiderio di libertà e coraggio, in un’opera dove la realtà politica non riesce comunque a toglie completamente spazio alla forza dei sogni.

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One response to “Chicago

  1. Cara Elisa

    ho scoperto da pochi giorni il tuo blog e ti faccio i complimenti. C’è sempre tempo per conoscere no? Proprio bello e appassionato. Trovo che le scelte dei libri assomiglino molto alle mie letture. Che caso! Recentemente ho letto Palazzo Yacoubian e devo dire che lo ho trovato affascinante. Una versione moderna di “Vicolo del mortaio” di Mahfuz, che dici?