Il budda delle periferie

di Hanif Kureishi
(Bompiani)

Pensavo al passato e a tutto quello che avevo attraversato cercando di scoprire me stesso e i miei sentimenti. Forse in futuro avrei vissuto con maggiore profondità. Così restai lì seduto, nel cuore di quella vecchia città che adoravo, e che stava a sua volta in fondo a una piccola isola. Ero circondato da persone che amavo e mi sentivo insieme felice e triste. Pensavo a che casino era stata la vita finora, e che non sarebbe sempre stata così.

Opera d’esordio dello scrittore anglo-pakistano Hanif Kureishi, che avete già incontrato qui con il più recente Ho qualcosa da dirti, questo caotico e travolgente romanzo non passerà nella vostra vita di lettori senza lasciare tracce e, giunti al termine, vi renderete conto d’essere diventati amici di Karim Amir, il ragazzo vero inglese, più o meno, io narrante della storia, e vi dispiacerà non poter sapere più nulla di lui.

Il racconto di Karim, autobiografico sotto molti aspetti, è un magnifico ritratto non solo della vita avventurosa, triste, drammatica e divertente di un adolescente dalle origini intrecciate tra India e Inghilterra, ma anche della Londra del dopoguerra osservata in tutto il suo splendore, talvolta ingannevole, di incroci culturali, di arte e di genio, di spiritualità e di politica, oltre che di violenza e trasgressione estrema e ossessiva. Figlio di un’immigrato indiano, ma ugualmente vero inglese perchè nato in Inghilterra da madre inglese, Karim racconta la molteplici esperienze che si trova a dover vivere nel breve e difficile periodo di transizione verso l’età adulta, un contorto “percorso iniziatico” al quale egli, indenne ma sconvolto, riuscirà in qualche modo a sopravvivere e qualche volta persino ad ottenere ciò che realmente vuole.

Gentile e sensibile di natura, attratto dagli eccessi ma anche capace di trattenersi al momento giusto, Karim non è un ribelle nè un tradizionalista, vive gli episodi di razzismo con disagio ma con un certo distacco dovuto alla sua duplice identità, cerca disperatamente un affetto che non trova mai, si innamora di uomini e donne che lo coinvolgono in storie ambigue, assurde e insensate. Con malinconica rassegnazione, assiste alla crescente passione del padre per la pittoresca Eva, fino al conseguente naufragare della famiglia e alla comparsa del nuovo compagno della madre, al quale ella non rivelerà l’esistenza nè di Karim nè dell’altro figlio.

Nonostante tutto, Karim realizza il suo desiderio di divenire un attore, viene ingaggiato da un regista tanto rinomato quanto privo di scrupoli e sessualmente perverso, partecipa ad una tourné americana dal finale abbastanza tragico dove ritrova Charlie, il figlio di Eva divenuto una celebre rockstar e, ammaliato un’altra volta dal suo fascino ambiguo, lo segue per breve tempo in un vortice di eccessi e sregolatezze, scegliendo infine di ritornare a casa.

Ma la casa, per Karim, è un luogo ormai solo immaginario ed egli, al termine di quel suo viaggio in cui ha cercato, e forse ha trovato, sé stesso e i suoi sentimenti, ritrova una famiglia divisa a metà e ricostruita su due versanti opposti, ostili e incompatibili, si sente tradito dalla madre che ha sostituito il marito indiano con un compagno inglese, non riesce ad accettare la leggerezza con cui il padre è passato da una dimensione all’altra trasformandosi in una sorta di incantatore buddhista al fianco dell’intraprendente e mondana Eva, ma ne avverte al contempo la tristezza di fondo, poiché malgrado le situazioni grottesche e persino ridicole, la vita di Karim e della sua famiglia è costellata di tristezza e solitudine.

Una vita complicata e difficile, che egli porta avanti senza drammatizzare e senza perdere la sua innata dolcezza, narrata con una scrittura spesso crudelmente realista, ma con la forza di restituire ai lettori la verità.

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