A un cerbiatto somiglia il mio amore

di David Grossman
(Mondadori)

Gli afferrò un braccio, con forza: voglio che tu mi prometta una cosa.
Tutto ciò che vuoi.
Che ti ricorderai tutto.
Lo sai che mi ricorderò.
Fin dall’inizio, da quando ci siamo conosciuti, quando eravamo giovani, e c’era la guerra. Di come ci siamo incontrati al reparto di isolamento, e l’altra guerra, e quello che è successo a te, a Ilan, a me. Tutto quello che è stato.
Sì, sì.
E Adam, Ofer, promettimelo, guardami negli occhi.
Orah gli prese il viso tra le mani. Ti ricorderai, vero?
Ricorderò tutto. 

Non so se troverò parole adatte a questo eccezionale lavoro di David Grossman, ma non posso che dirvi: leggetelo. Leggetelo, perché attraverso la struggente e magnifica storia che si rivelerà ai vostri occhi pagina dopo pagina, attraverserete l’intrecciarsi di tre vite in tutta la loro bellezza e disperazione, sullo sfondo sublime dei paesaggi di Galilea, raccontati come se fossero dipinti da un impressionista.

Ricorderò tutto afferma Avram nelle ultime di oltre settecento pagine che, in realtà, sono un lungo svolgersi di ricordi, un filo incessante di memorie, riflessioni, racconti nel racconto, a ricostruire in frammenti di mosaico la vita di Ofer, il secondo figlio di Orah, narratrice instancabile e appassionata, compagna di Ilan, innamorata di Avram e angosciata dalla guerra e dalla morte, entità sempre presenti con la loro gravosa e solenne incombenza, ad offuscare la dolcezza dell’incanto di Israele.

Dilaniata tra due amori tanto diversi quanto intensi, madre di Adam, fuggito insieme all’ex marito, e di Ofer, il “cerbiatto”, che teme di perdere ma del quale non condivide le idee, Orah si trova, all’improvviso, incatenata dalla solitudine della separazione e dall’ansia disperata per la partenza di Ofer arruolatosi volontario in un’azione militare nei territori di Gaza. Terrorizzata per il rischio di questa decisione, offesa per la scelta del figlio di ritornare sotto le armi pochi giorni dopo il congedo dal servizio militare boicottando volutamente l’escursione in Galilea che aveva programmato di fare insieme a lei, per fuggire dal proprio fallimento e per esorcizzare l’incubo della morte in battaglia di Ofer, con una temerarietà della quale lei stessa si stupisce intraprende comunque il viaggio, scegliendo come compagno Avram, l’amico, amore, amante e, sorprendentemente, padre di Ofer.

Incontratisi durante la guerra dei Sei Giorni in un ospedale silenzioso e deserto dove sono isolati per una malattia infettiva, Ilan, Avram e Orah stringono un’amicizia rara e profonda che proseguirà intatta fino al momento in cui la successiva guerra allontanerà con spietata perversione i loro destini: Avram, sopravvissuto alla prigionia in Egitto ma distrutto fisicamente e moralmente, Ilan tormentato dal rimorso per non aver potuto trarre in salvo l’amico e per la relazione instaurata con Orah, e Orah, divisa tra due amori, l’uno nato per disperazione e l’altro incapace di tornare a vivere, madre di due figli e di un segreto che lega tre esistenze segnate dalla storia di un paese costretto ad odiare e ad essere odiato.

Il loro, in realtà, è un continuo fuggire. Fugge Ilan, perseguitato dal rimorso e dal figlio che gli appartiene, per poi infine fuggire di nuovo con lui da Orah, fugge Avram dalla realtà, dopo l’inferno della prigionia, annullando il suo spirito acuto, ironico e vivace nell’apatia e rifiutando d’essere padre, fugge Orah da una vita di sconfitte, e dalla possibile notizia della morte di Ofer, il quale prima di partire per la guerra le chiederà a sua volta di lasciare Israele se a lui dovesse accadere qualcosa. Ma Orah non rimane in attesa nè lascia Israele ma al contrario si addentra nel suoi più profondi segreti, nei sentieri antichi e sfavillanti di colori e, in uno strano percorso d’erba e foglie, d’acqua e roccia, incontrando le tombe dei caduti ad ogni passo, ripercorre per Avram tutta la vita di Ofer, offrendogliela in dono, giorni e anni che lui non aveva mai voluto conoscere prima.

Non sappiamo cosa accadrà dopo, dopo che Avram ha confermato che ricorderà tutto, ma al termine, oltre alla sua vita, anche la nostra sarà un po’ cambiata.

David Grossman è nato nel 1954 a Gerusalemme, dove vive attualmente. E’ autore di diversi romanzi, tutti colmi di un forte coinvolgimento emotivo, e di alcuni saggi dal contenuto politico, e viene spesso contestato per le sue posizioni considerate troppo “pacifiste” e non favorevoli alla politica del governo di Israele. Nel 2006, durante la seconda guerra del Libano, il secondo figlio, Uri, perde la vita.

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2 responses to “A un cerbiatto somiglia il mio amore

  1. L’ho comprato da poco e lo leggerò prestissimo. Grossman è un uomo che apprezzo come scrittore e anche come persona. Ce ne fossero persone come lui. Grazie per questa bellissima recensione, Giulia

  2. Questo libro mi ispira.. Penso che lo leggerò 🙂