Oscar et la Dame Rose

di Eric Emmanuel Schmitt
(Albin Michel Editeur)

Nato nel 1960, lo scrittore e drammaturgo francese Eric Emmanuel Schmitt, che qui abbiano già incontrato con il divertente e terribile duplice ritratto di Hitler ne “La parte dell’altro“, è autore di molte tra le pieces teatrali più rappresentate in Europa.

La sua capacità di osservare gli eventi e le persone da punti di vista totalmente inediti, infondono alla sua scrittura una forza emozionale, dovuta sia dal saper ritrarre nei minimi particolari i sentimenti più oscuri e profondi, sia dal cogliere ogni dettaglio dell’animo umano, svelandone i segreti, i desideri, i dubbi.

Con uno stile coinvolgente e privo di voluta tragicità, egli arriva a toccare quelle misteriose entità che dalle quali l’uomo è da sempre allo stesso tempo incuriosito e impaurito: l’amore, l’odio, l’esistenza, la morte.

Oscar, il protagonista di questo breve testo teatrale, è un bambino di dieci anni ammalato di leucemia e condannato a morire che, giunto ai suoi ultimi giorni e privo di ogni speranza, è cosciente dell’imminenza della propria morte.

Impossibilitato a parlare della sua fine ormai prossima a causa dell’inutile gioco degli adulti, che fingono di “non sapere” costringendo anch’esso, a sua volta, a fingere, Oscar sa di avere ormai solo poco tempo davanti a sè, insufficiente per capire anche solo un poco del mistero della vita, ed è costretto a trascorrere le sue ore in solitudine, nell’ospedale in cui è rinchiuso, assecondando, suo malgrado, l’incapacità dei “grandi” di rispondere ai suoi interrogativi e di accompagnarlo con serenità nel suo ultimo viaggio.

L’unica persona capace di aiutarlo, e di capire i suoi desideri, è la misteriosa e anziana signora in rosa, che con la sua grande forza e volontà di amare donerà ad Oscar la gioia di vivere proprio nei giorni in cui la vita lo sta abbandonando.

Per rispondere alle domande che, ormai troppo tardi, affollano la mente di Oscar, ella gli propone un gioco: scrivere ogni giorno una lettera a Dio, immaginando che il tempo si dilati fino a dieci anni. E così Oscar, giorno dopo giorno, riuscirà a vivere quella vita che gli è stata negata, immaginandosi a venti, trenta, quaranta, cinquant’anni, attraverso le esperienze costruite dalla propria fantasia e dal proprio desiderio di conoscenza.

Riuscirà così a comprendere, nei suoi pochi anni, i grandi misteri della vita, la sofferenza, la gioia dell’incontro e la splendida dolcezza dell’amore, fino al decimo giorno quando, giunto a centodieci anni, Oscar si addormenta, lasciando un biglietto sul comodino: “Solo Dio ha il diritto di svegliarmi“.

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