Infinite Jest

di David Foster Wallace (Fandango)
La verità ti renderà libero. Ma solo quando avrà finito con te.

Nato nel 1962 a Ithaca, lo scrittore e saggista David Foster Wallace è considerato uno dei più rilevanti e influenti nomi della letteratura americana moderna. La sua scrittura è caratterizzata da un’acuta e persistente ironia, e da un’inedito e personale meccanismo stilistico, costituito non solo dall’ampia varietà degli argomenti che rientrano nelle sue opere, ma dal continuo utilizzo di molteplici voci narranti, di una terminologia eterogenea e in parte inventata, di acronimi e frasi ad incastro, e di una grandissima quantità di note esplicative.

Da anni sofferente di episodi recidivi di depressione, nonostante i diversi trattamenti cui s’era sottoposto, compresa la terapia elettroconvulsiva, nello scorso settembre David è stato ritrovato chiuso in casa privo di vita, e molto probabilmente suicida.

Il celebre romanzo che fissa il punto nella sua carriera letteraria, è il lunghissimo e stravolgente Infinite Jest, un’epica e complessa saga sviluppata in oltre 1400 pagine, che rappresenta la visione allegorica di un’ipotetico Nord America del futuro, dove Stati Uniti, Canada e Messico costituiscono un’unica nazione denominata O.N.A.M. (Organization of North America Nations), e dove gli anni non hanno un numero progessivo, ma vengono “dedicati” ogni volta, con grande enfasi pubblicitaria, ad un evento o ad un prodotto ritenuto importante.

La storia si svolge prevalentemente in due luoghi “istituzionali”, l’accademia di tennis fondata da James Incandenza, capostipite della famiglia dei protagonisti, e il vicino centro di recupero per tossicodipendenti ed alcolisti, e non è difficile intravedere in queste due ambientazioni l’ossessivo agonismo presente nella società americana, metaforizzato nel gioco del tennis, l’alienante dipendenza non solo dagli stupefacenti ma anche dai programmi di recupero, e la forte influenza psicologica della pubblicità, del cinema, dei media e da alcune forme di violenza, separatismo e abuso.

Fulcro dell’intera vicenda è la pellicola smarrita di un film realizzato da James Incandenza, il cui titolo è, appunto, Infinite Jest, a causa della sua spaventosa dote di “incantare” gli spettatori che, dopo alcuni istanti di visione, perdono inconsapevolmente ogni altro interesse ad esclusione dell’infinita visione del film.

Il titolo del romanzo, e del film, è citato da Shakespeare, dove il buffone Yorick viene definito da Amleto un infinite jest fellow, e infatti la compagnia cinematografica di James Incandenza si chiama Poor Yorick Productions.

Lo stile, ovviamente, è inconfondibile: lo scrittore si muove tra la prima e la terza persona, passa dal presente al futuro, si avvicina ai, peraltro tantissimi, personaggi, mostandoli fin nei minimi dettagli. Non fatevi intimorire dal numero di pagine, e leggetelo, sarà un’avventura, oltre che un omaggio alla memoria di un grande scrittore.

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